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Showing posts with the label saeculum

On Boredom

  Many times I’ve listened to Paolo Sorrentino, the film director, talk about boredom, which he ultimately sees as something positive in human life. A creative act, in the end. I’m not sure I agree. When you are bored, you lose the creative force that generates motivation, or even anxiety. When you are bored, you drift. You float. You remain alive, but with a sense of disgust. At least that’s how it is for me. I am bored, that is, I am disgusted, with this world of lies and emptiness, of cultural emptiness. Ninety-eight percent of what is published, posted, or produced is crap, or at best inane chatter. And because I am bored, I lose the sense of my own existence. I lose the meaning of my everyday life. Of course, this cannot be merely personal. I believe in the Zeitgeist . What I feel and think today is not what I felt or thought twenty years ago, nor what I will feel or think ten years from now. Time changes us, unavoidably. We think, and we are, according to what the esprit du t...

Se abbiamo è perché abbiamo accettato di averlo

  Ut haberes eam, si tamen habes eam, profecto accepisti: quid enim boni habes, quod non accepisti? (Sant'Agostino, Epistula, 194 - 5:21)   "Affinché abbiamo, se tuttavia lo abbiamo, certamente è perché abbiamo accettato di riceverlo". Traduciamo quell' accepisti con una parafrasi (abbiamo accettato di riceverlo), perché in Sant'Agostino vi è una continua ricerca di disposizione per arrivare a comprendere ciò che sta oltre il saeculum , che va continuamente ascoltato, sentito, percepito con il corpo e la mente al fine di sviluppare tutte quelle componenti atte a disporci alla disposizione. Ed è illuminante, la frase. Come infatti si può possedere qualcosa senza averla e soprattutto senza una nostra disposizione a ricevere per averla? In Santa Agostino vi è un continuo rimando a un precedere di ciò davanti al quale siamo liberi di scegliere. E se scegliamo ciò rivela la nostra disposizione verso quella scelta. Vi una sorta di adaequatio costante fra un adveniens ve...

Silvia - un incontro per caso sulla scena della vita

L'avevo sognato quell'incontro. Nello stesso modo che avvenne. Avevo sognato che camminavo un giorno e una ragazza che somigliava a lei, a Silvia, mia figlia, passava camminando. Quel giorno. Silvia, Silvia! - io la chiamai, nella luce di quel giorno. Ma lei non mi sentiva. E allora la chiamai più forte: Silvia!! Finalmente, lei, si girò. Si girò e guardò infine. E poi mi ero svegliato. Ma fu così che avvenne, nello stesso esatto modo. Un anno dopo, quasi. In piena estate, in un caldo che mi schiacciava a terra, cercavo un bar, dove potessi bere un caffè. Se bevevo un caffè mi sarei ripreso. Altrimenti non so, poteva essere che sarei mancato. Svenuto. Caduto per terra. Ma sono difficile nello scegliere i bar. Non posso entrare in ogni bar. E mentre giravo per Empoli alla ricerca del bar che mi piacesse, la vidi. Che strano ritornare nella stessa città dove sei praticamente cresciuto e vissuto, dopo tanti anni. Dopo gli anni soprattutto che hanno sconvolto il mondo in modo mesch...

"Il Rosario" di Math Cassidy

  Chi desiderasse leggere il testo lo può trovare QUI. Il rosario è l'arma piú potente contro i nemici della fede.  Fare appello al rosario, cercare in esso la forza, da parte di singolo individuo è connettersi  direttamente  al cielo perché il rosario è di origine divina, portato dalla Madonna a San Domenico di  Guzmán . Ora (all’epoca dei fatti del testo di Math Cassidy) come allora (all'epoca di Guzmán) il rosario sarà usato per combattere chi vuole distruggere la fede cristiana i valori cristiani, usando lo stesso strumento che è stato usato nella battaglia di Vienna e di Lepanto contro i turchi (per citare solo due esempi). Il rosario nel testo di Cassidy è il simbolo della battaglia indivuale, per la resistenza dell’uomo, come individuo, che si trova in una situazione di completa solitudine in un momento in cui il mondo impazzisce e segrega l’uomo, la pandemia con tutte le sue assurde restrizioni e limitazioni della libertà individuale. L’imperativo catego...

Piccolo saggio di esistenza quotidiana - la logica opposta

Un giorno strano. Un giorno in cui la mente muore. Vive lontana. in cui provo ma è solo fatica. E tanta. Io ho un centro: lo stomaco. Un orrore. Qualcosa volta penso che vi sia un mostro che abita lì dentro, perché lì è tutto il mio tormento, il mio male, tutti i miei mali partono da quel punto. E' incurabile. Per quanto lo curi faccio due passi avanti e tre indietro. E allora penso. E forse il mio male è anche il mio bene. Perché penso e capisco, e alla fine la croce ha questo, che ti fa pensare. E per esso pochi accettano la croce. Ma la croce migliora e perfeziona l'uomo e lo fa attraverso l'inquietudine, il dolore, la sofferenza. Per questo si dice che bisogna accettare la croce. La croce è in ultimo il simbolo dell'uomo che cerca la verità. Cercare la verità è ricerca, sofferenza e dolore, olreché inquietudine. Chi cerca la verità è uno che non accetta il mondo come gli viene proposto, ma lo scandaglia, lo seleziona, lo analizza a prezzo del dolore. Lo rivolta sott...

Poetry, Beauty and God's breathing

  In this poem, Bukowski is an excellent example of what I am saying , that poetry says to the poet by naming things where you have to go and where you have to go is the threshold of Beauty, which is the point where you are transcending this life ( saeculum ) and you hear the breath of God on you. And poet can be everyone, who is looking for Beauty and lives and experiences Beauty in life, without writing it on paper. your life is your life don’t let it be clubbed into dank submission. be on the watch. there are ways out. there is light somewhere. it may not be much light but it beats the darkness. be on the watch. the gods will offer you chances. know them. take them. you can’t beat death but you can beat death in life, sometimes. and the more often you learn to do it, the more light there will be. your life is your life. know it while you have it. you are marvellous the gods wait to delight in you. ( The Laughing Hear t by Charles Bukowski) Follow me on Substack  

Poetry dwells near the divine light's breath

  The comparison between poetry and divine light that we have proposed HERE finds its perfect explanation in Saint Paul, Epistle to the Romans 1:19: τ ὸ γνωστὸν τοῦ θεοῦ φανερόν ἐστιν ἐν αὐτοῖς, ὁ θεὸς γὰρ αὐτοῖς ἐφανέρωσεν — “that which may be known of God has been made manifest in them (in men), for God has manifested it unto them”. Poetry unveils within the human being the need to be human, that is, the need for Beauty, the need to feel Beauty within oneself and alongside oneself; and this feeling is sustained by divine light. Since we are influenced by the Augustinian idea of saeculum , we hold that poetry belongs to the saeculum and therefore comes to a halt upon the threshold of divine light [I] without crossing it, though perceiving the light that lies beyond that threshold. We are led to that threshold by the human feeling of Beauty that dwells within us and guides us to that point: to that door which cannot be crossed in our human condition. And yet, the mere act of stan...

Il bello nella poesia è in virtù della luce divina

E' interessante notare come Sant'Agostino rimandi tutto ciò che riguarda le strutture del saeculum a una struttura superiore: quella dello spirito. Parlando della preservazione della pudicizia, qualcosa che generalmente si ritiene legata al corpo, e che dovrebbe conseguentemente appartenere al saeculum , ci fa capire che la preservazione della pudicizia corporale non può esistere senza la preservazione della pudicizia spirituale. Nel De Mendacio Liber Unus  (VII, 10), Sant'Agostino pone il caso di una persona degna della massima stima che corra da noi in cerca del nostro aiuto e chieda insistentemente che si dica una menzogna perché è insidiata da uno stupratore che solo si potrebbe tenere lontano con una menzogna. Ma dal momento che mentire per Sant'Agostino non è, in nessun caso, ammissibile così risponde: nullam esse pudicitiam corporis, nisi ab integritate animi pendeat; qua disrupta cadat necesse est, etiamsi intacta videatur; et ideo non in rebus temporalibus ess...

Perché la poesia? Riflessioni sciolte sul tema

Il bisogno di poesia viene dalla vita, da ciò che ti circonda, dai volti, dai luoghi, dalle ore, dal tempo, dal sole, dalla pioggia, dalla neve, dal vento e dal ghiaccio, dalla natura... quando filosofia, finzione e pensiero si dimostrano chiaramente incapaci di rivelare ciò che nemmeno la religione può aiutarci a rivelare: la parte umana che soffre e ha irrevocabilmente bisogno di BELLEZZA, per sperimentare la bellezza che si radica in quello che sant'Agostino chiama saeculum e dove l'uomo lavora, soffre, nasce e muore, odia, uccide ma AMA anche, prima che si diparta. La poesia è quella parte umana, che è proprio l'opposto di quell'altra parte che Dostoevsky ha magistralmente rivelato: la follia. E quando quella sensazione di bellezza tutta umana, che è concessa all'uomo, come la follia, GRIDA per farsi sentire, per venir su, per sollevarsi, perché gli appartiene, è dell'uomo, e vuole vivere, venire a galla, poi, quando la BELLEZZA chiede una voce per essere de...

Math Cassidy °Gli ultimi incredibili anni prima di morire"

  Sono gli anni orribili della pandemia. Un uomo tenta di sfuggire i controlli e mantenersi lucido in un mondo grottesco dominato dalla follia e dalla bruttura. In cui le masse tutto accettano e pochi sanno resistere. Scopre il potere di un arma antica. Da quel giorno la sua vita cambia. Riuscirà attraverso i poteri di quell'arma a mantenersi in equilibrio e a vivere in due universi nello stesso tempo. Quello inferiore e quello superiore. E sono i tempi più incredibili della sua vita, i tempi che hanno cambiato la storia dell'umanità, la civiltà del mondo. Pandemia, marchio della Bestia, guerra. Tutto fuorché la morte è illusione e falsità. Forse nemmeno la caduta dell'impero romano è paragonabile a ciò che questo uomo vive nell'arco di tre anni Leggi in Academia:  https://www.academia.edu/96968345/Math_Cassidy_Gli_ultimi_incredibili_anni_prima_di_morire

Breve riflessione sulla poesia sostenuta da due esempi di Sandro Penna

La poesia è il miglior mezzo per esprimere l'umanità profonda del saeculum . La poesia non porta direttamente a Dio, ma porta dentro l'uomo, dentro quelle profondità a cui pochi possono accedere. Un volto e commuoversi alla sola vista di quel volto è già poesia. Poesia dell'animo, non scritta, ma poesia. Chi si commuove per un volto un gesto, un segno, una parola...ha dentro di sé l'attitudine alla poesia. Il giorno ha gli occhi di un fanciullo. Chiara la sera pare una ragazza altera. Ma la notte ha il mio buio colore, il colore di un cupo splendore. La poesia è anche un dialogo in profondità fra il soggetto e la sua cultura, la sua patria, la natura, la terra, il cielo e il mare e ...l'animo umano. Raramente la poesia è religiosa. raramente si interroga sui temi religiosi, perché appunto la poesia è primariamente uno scandagliare dell'animo umamo, il rivelarsi della profondità dell'animo umano al mondo Il mare è tutto azzurro. Il mare è tutto calmo. Nel cuo...

La potenza destabilizzante

Se si legge le parole di Sant'Agostino “Qui sunt qui descendunt in lacum? Omnes peccatores mergentes in profundum. Lacus est enim profunditas saeculi. Quae est ista profunditas saeculi? Abundantia luxuriae et nequitiae [1]“ (En. in psalmos XXIX, II, 13) , si vede come le persone fisiche che stanno nei poteri forti ( mergentes in profundum ) che guidano il mondo e che stanno dietro i governi, e i rappresentanti che attuano nei governi i loro piani (e non si può non vedere) lentamente, sebbene appaiano forti, potenti e invincibili, si vede come scendono verso il lacum , il gorgo, che li inghiotte uno ad uno muti. Essi hanno scelto il saeculum , ovvero Babilonia, la città di Satana, in cui vivere di onore e potere e denaro al servizio di quel Demone, e vivono talmente immersi in quel saeculum e in quel servizio da non rendersi conto come la città di Cristo trasversalmente emerga da lontano, da molto lontano, e come un lento tsunami si incunei minacciosa nelle inarrestabili falle di ...

Molto spesso ho pensato che nella mia vita ci sia stata come una mano che nei momenti che sembravano andare dalla parte opposta rispetto a quello che cercavo, invisibile, quella mano, mi spingesse...

Molto spesso ho pensato che nella mia vita ci sia stata come una mano che nei momenti che sembravano andare dalla parte opposta rispetto a quello che cercavo, invisibile, quella mano, mi spingesse, me inconsapevole, nella direzione che quella mano voleva e sapeva, che era la direzione che chi muoveva quella stessa mano  invitava me a comprendere come giusta. Ma leggendo Sant'Agostino mi sovviene un altro paragone, ovvero che non fosse tanto una mano che spingeva ma una nuova direzione che, provenendo da uno stato futuro, si inseriva lentamente e gradatamente, in modo inavvertibile e inappercebile, come lo scambio di un treno, che senza che te ne accorga ti porta da un binario a un altro. Solo che il binario una volta attivato è obbligato, non ti fa scegliere. Ma quello stato che si succede quasi proveniendo dal futuro per imporsi sul presente e gettarlo come ormai passato è attivato dal libero arbitrio che consiste nell'ascolto interiore (cosciente o meno). Nonne ab infantia hu...

Das Dasein ist Angewiesenheit (auf Gott)

In anderen Beiträgen haben wir über die Fähigkeit des Menschen gesprochen, die Zeichen des Göttlichen zu erfassen, die im saeculum geschehen – in jener Welt, in die der Mensch „geworfen“ wird, um ihn zu seinem Schicksal zu treiben. Dies geschieht aufgrund der menschlichen Natur, die mit einer Ausrichtung (-fähigkeit) ausgestattet ist, die sich in der göttlichen Natur widerspiegelt. Martin Heidegger beschreibt dies treffend, und obwohl er sich sicher nicht auf derselben Ebene bewegte, kannte er sicherlich die Philosophie von Augustinus: „Das Dasein hat sich, sofern es ist, je schon auf eine begegnende ‘Welt’ angewiesen; zu seinem Sein gehört wesenhaft diese Angewiesenheit.

H O P E

  When the world seems dark we need a dogged and deliberate choice, that we call H O P E . And that depends on a feeling of faith. Faith in a voice who sometimes speaks within us, faith in a gentle hand that is pushing us towards our likìmas [1], faith in unquestionable signs that speak to you from the very heart of the things around you. Hope is hearing, hope is practising (like a difficult piece on the violin) the exercise of listening to those things that speak the truth which comes from above, beyond the saeculum [2]. Hope surges above all in a society of slavery as we are now. And we need prophets, because they talk the language of truth, carrying out hope to the people who don't accept the condition of slavery we are thrown into, and rise up, in virtue of a hope that comes out from the mouth of new prophets who have the power to endure and resist. [1] As for the concept of likìmas see  https://princasvilniuje.blogspot.com/2022/04/non-e-un-bene-per-luono-che-diven...

Non disprezziamo il corpo - tramite di esso si manifesta lo Spirito che sta oltre il Saeculum ***

  Il corpo non è da dipsrezzare ci avverte Sant'Agostino nullo modo ipsa spernenda sunt corpora, quae utique multo familiarius atque coniunctius quam quaelibet indumenta gestamus [1], in nessun modo si deve disprezzare il corpo perché certamente è in una relazione di maggior familiarità e in una unione più intima di qualsiasi veste che possiamo portare. Il corpo è infatti lo strumento per cui lo Spirito opera il bene e la giustizia, in virtù di coloro che saranno giusti e vorranno il bene, Nec ideo tamen contemnenda et abicienda sunt corpora defunctorum maximeque iustorum atque fidelium, quibus tamquam organis et vasis ad omnia bona opera sancte usus est Spiritus [2] *** Per il concetto di Saeculum  https://princasvilniuje.blogspot.com/2022/02/il-concetto-di-saeculum-in-santagostino.html [1] De Civitate Dei, I, 13 [2] Ibid. Non per questo si devono abbandonare e trascurare i corpi dei morti, soprattutto dei giusti che avevano la fede, perché di essi lo Spirito si è servito ...

La sofferenza come componente de l'homme révolté

  Mi sono spesso chiesto perché vi è una minoranza che non comply , che non ubbidisce e sfugge ai diktat della propaganda e alle verità ufficiali. Ho riflettuto a lungo su questa questione. Se partiamo da Sant'Agostino, sappiamo che ci sono due città: una quella di Dio, che è il mondo dello spirito e della luce, l'altra è quella terrena che vive immersa nel saeculum , nella mondanità del mondo, in der die Welt weltet , come direbbe Heidegger, che in fondo ci ha solo parlato del saeculum, escludendo dal suo orizzonte quella dimensione che trascende il saeculum. Chi ha di mira la città di Dio, o comunque la coscienza, l'essere a posto con la coscienza, che viene comunque illuminata da quella luce che viene dall'oltre saeculum, anche in coloro che non credono ma hanno fortemente radicati valori morali che tendono in ogni modo a cercare respiro oltre l'orizzonte dell'immediato che si respira nel saeculum. Chi ha di mira ciò che sta oltre il saeculum fa parte di colo...

Wer bin ich eigentlich? Chi sono veramente io?

Che dire di questa città, di questo stato dove ora vivo? Ci ho pensato. Ho messo insieme i pro e i contro. Ne amo la calma, la mancanza di affollamento, la tranquillità. La gente è più vera, qualche volta in modo animale anche. La famiglia è un legame forte. E mi ha insegnato l’ascolto nelle sue foreste, dove ho imparato il silenzio dell’attesa. Ed è venuto naturale imparare, camminando per i suoi takas [1] , nei momenti più bui degli ultimi due anni, in cui la follia ha governato. E sono divenuto più sacrale, perché mi sono trovato in una città di uomini da me lontani, isolato. In essa ho sviluppato quelle componenti che insegnano l’ascolto, solo perché allora le parole erano divenute inutili. E ho capito che dovevo guardare dentro per vedere oltre l’orizzonte del saeculum in cui vivevo, io inutile ormai alle parole. E quell’uomo che io ero, ora è un altro, che vive in un rifugio in cui giungono le risposte dopo un lungo silenzio patito. E vivo in terra di nessuno...

People individua and persons - we need to distinguish

Following the idea of ​​St. Augustine about the saeculum [1]   and that of the two cities, I come to the conclusion that the structure of what falls within the transversal category "people", which eo ipso tends to the beatification of what falls within this category, and eo ipso forgets that people are made up of individuals, must be distinguished in three sub-categories: 1) those who live under the horizon of the saeculum and only in the earthly city (the mass or the flock, i.e. the majority), and we mean the sloths (the acedious), the servants of the saeculum 's propaganda, those dominated by sluggishness, the followers of Satan aware or unaware... 2) those who go beyond the horizon of the saeculum , despising it, and continually looking for the city of God which is placed beyond the horizon, and those are the rebels, those who follow the voice of conscience, who seek the truth and are ready to pay the price for telling the truth, the saints, the martyrs...those mus...

Why do some people comply and other people don't?

I have often wondered why some people are able to react to the constant lies of the propaganda inflicted by the oligarchy that would aim at ruling the world and why that kind of people understand the truth by pulling it out from the hiding in which it has been exiled while other people instead passively accept everything that is asked them and supinely comply without ever questioning. We live in a world where two cities intertwine; one is of those who always have their gaze beyond the horizon of the saeculum [about the concept of saeculum in Sant'Agostino HERE ] in which they live and the other one is of those who instead they don't even look up to the horizon, as Saint Augustin reminds us in that inexhaustible reservoir of similarities between the humanity of the epoch in which he lived and that of the epoch in which we live, the De Civitate Dei . Perplexae quippe sunt istae duae ciuitates in hoc saeculo inuicemque permixtae, donec ultima iudicio dirimantur In fact the two ...