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Il sicario dell‘economia

  Silendo libertatem servo - Gladio    Li avevo sempre alle spalle gli sciacalli. Quando io fallivo intervenivano loro e procedevano all’eliminazione. Volteggiavano sopra di me come condor, quasi pregustassero il momento in cui avrei fallito per calare definitivamente giù. E qualche volta fallivo. E quando fallivo non avrei mai voluto fallire perché condannavo a morte con il mio fallimento. La mia coscienza soffriva. Urtava. Sanguinava, come le mani dei condor. Chi ero io dunque? Ero un Economic Hit Man. Il mio compito era sottrarre migliaia di miliardi di dollari ai paesi che il mio paese si era offerto di aiutare solo per indebitarli e rendere i loro popoli schiavi eterni del debito. Poi il mio compito era riversare quelle migliaia di miliardi nelle casse di multinazionali controllate da un numero ristretto di famiglie che controllano il mondo. Sono sempre le stesse famiglie da decadi. Cinque sei famiglie non di più, tutte sotto la stessa stella. Io avevo cinque m...

A middle position to keep - a quantum way of writing

I would compare my writing method with that of a scientist who studies the quantum world. Who tries to investigate the visible reality, the Newtonian one, starting from the invisible one - the quantum one – because he knows that if he can explain the Newtonian reality by using the quantum one, if he can find the meeting point between the two realities, he will be able to explain better, to understand in depth the correlations between those two realities. I started doing this work in 2007 when I published, "Albert Richter, an eagle among swastikas". In that book, the German cycling between the two wars, I tried to identify how Nazism had influenced cycling, and sport in general, and had changed it. And how Nazism actually depended on esoteric influences. In "The Smile of the Harlot", a 2011 book of mine, I tried instead to analyze the modalities globalism (the financial elites) imposes a reality of crisis on people, with the subliminal aim to educate the...

Una posizione mediana da tenere

Il mio metodo di scrittura lo paragonerei un po' a quello di uno scienziato che studi il mondo quantico. Che tenta di indagare la realtà visibile, quella newtoniana, partendo da quella invisibile, ovvero quella quantica, sapendo che se riuscirà a spiegare la realtà newtoniana con quella quantica, se riuscirà a trovare il punto di incontro fra le due realtà, riuscirà a spiegare meglio, a comprendere in profondità le correlazioni fra quelle due realtà. Avevo iniziato a fare questo lavoro nel 2007 allorché pubblicai, "Albert Richter, un'aquila fra le svastiche". In quel libro parlando del ciclismo tedesco a cavallo fra le due guerre, cercavo di individuare come il nazismo avesse influenzato il ciclismo, e lo sport in generale, cambiandolo. E come in realtà il nazismo dipendesse a sua volta da influenze esoteriche. Ne "Il sorriso della meretrice", libro del 2011, cercavo invece di analizzare come il globalismo (le elites finanziare) imponendo una realtà...

Il doppio stato e la doppia fedeltà

A distanza di anni, Silvano odiava certe cose. Quando la lucidità glielo permetteva ripensava in modo quasi violento indietro alla sua vita passata. La rabbia, la violenza che in lui faceva fremere il suo essere, gli ridava forza e lucidità. Silvano aveva compreso bene la infelicità della sua esistenza. Un’infelicità costante che per tutta la vita lo aveva perseguitato, senza dargli pace. “Era meglio che partorisse un gatto nero mia madre, invece di me”, era la sua frase ogni volta che pensava a quanto infelice fosse stata la sua vita. E comunque quei pensieri gli ridavano forza, gli riattivavano la visione che diversamente si sarebbe spenta. Per reagire alla demolizione continua della malattia, per mettere in atto un tentativo di arrestare quella rottamazione costante dei pezzi che componevano il suo io e il suo corpo (quel che ancora rimaneva di un qualcosa che potesse ancora chiamarsi “corpo”) ripensò alla sua vita negli anni Cinquanta, agli anni dedl boom economico, a com...

La visione transumanista delle mie storie

Come scrivo le mie storie? Le sento innanzitutto. Non riesco a scrivere una storia se non la sento. Quando dico che la "sento" dico che la sento prima di tutto negli intestini. Nella parte bassa del ventre. Mi prende in quel punto e mi spinge a scrivere. Non posso cominciare scrivere storie con la testa. Nemmeno con il cuore. Esagerando direi che comincio a scrivere di culo, con la merda degli intestini, dove risiede la rabbia, la violenza della scarica intestinale, il "Wille" di schopenhaueriana memoria. Che poi le storie si nobilitino per lo stile e il contenuto è un fatto a posteriori. Un elemento culturale. Un processo narrativo che procede a strati. È quasi un cambio transumano il passaggio dalla parte piú buia, profonda, batterica e violenta e meno comprensibile del corpo alla luce della mente organizzatrice e alla passione del cuore. Nel suo aspetto tal dentro mi fei, qual si fé Glauco nel gustar de l’erba che ’l fé consorto in mar de li a...

Da "Cecilia" (un'aliena a Firenze)

...Qui la gente viveva per strada. Si camminava a piedi per raggiungere qualsiasi punto della città. Nel centro non c’erano macchine. Se stavi in casa con le finestre aperte sentivi i vicini parlare dall’appartamento accanto, alla notte percepivi i passi sul lastricato dei pedoni e le urla di giovani che avevano alzato il gomito…qui la vita si muoveva nell’aria e nel sole che ti baciava la pelle… Da quando le avevano chiesto di trasferirsi a Firenze la sua vita aveva cominciato a cambiare. Non sapeva come, ma stava cambiando. Era felice e piú rilassata allo stesso tempo, inquieta però. Aveva un compito da svolgere qui. Era qualcosa di nuovo e non sapeva come. Studiava gli esseri di questa città. Li osservava. Li analizzava e li scannerizzava. Ne rubava i dati e li memorizzava. Aveva una capacità di memorizzazione eccezionale. Fuori dal comune. Il suo IQ era uno dei piú elevati della razza a cui apparteneva. Poteva leggere la digitazione di un PIN da lontano ed alla rovescia. ...