Conclusione Un giorno Paolo se n’è andato. In silenzio così com’era arrivato. E mi ha lasciato solo e sveglio, me che amavo solo dormire. Perché pensavo, come dice Eraclito, che solo nel sogno ognuno trovi il proprio mondo. Io che fino a quarant’anni avevo fermamente creduto che uomini e donne fossero, sesso a parte, completamente uguali. Io che per disperazione avevo preso la patente a quarantadue anni e che prima avevo vissuto perso fra ottativi, accusativi, aoristi, scolastici, platonici, neoplatonici, res extensa e Dasein… Ma poi il sogno finì. E caddi, sempre come dice Eraclito, in quel mondo che è comune a tutti, di gente che di sogni ne hanno uno solo e si chiama denaro. Ma un umanista fra il denaro è come pesce fuor d’acqua. E così sono rimasto. Piegato come tutti ai debiti di denaro e alla ricerca disperata di questo elemento vitale. Ma mi ricordo ancora bene come conobbi Paolo. Un giorno, mentre bevevo un caffè alla stazione, un piccoletto asiatico mi import...
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