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Marco Pantani - la distruzione di un mito LA FINE (undicesima parte)

La fine Ormai il Male lo aveva completamente divorato. Aveva interamente devastato il suo corpo. Se ne stava sdraiato sul letto respirando a fatica. Da cinque giorni era chiuso lì in quella camera. Disteso sul letto. Le sue gambe non ce la facevano più a camminare e la sua mente era incapace di pensare. Gli venne in mente Ginevra. Com’era bella quel giorno che l’ho incontrata. Perché non ho ascoltato le sue parole? Chiuse gli occhi. Respirò profondamente. C’era ora un profumo diverso nella stanza. Non era più quell’odore di fetido, di marcio, che ormai da anni lo soffocava e con cui quotidianamente conviveva dopo quel maledetto giorno a Madonna di Campiglio. Era un odore buono. Di pelle fresca. Morbida. Come i seni di una madre. Di un alito caldo che gli respirava accanto. Aprì gli occhi. Ginevra! Sei qui! Anche tu Abramo! Ci sei anche tu Abramo! “Sei contento di vedermi Marco?” Sì Ginevra. Tu sei stata l’unica buona con me, in questi ultimi anni. L’unic...

Marco Pantani - la distruzione di un mito (decima parte)

Un’e-mail Ogni tanto Marco quando tornava dagli allenamenti dava un’occhiata al suo sito. Tra le tante email che aveva ricevuto lo colpì quella di un ragazzo di Firenze: Rocco. Io faccio il cameriere Marco. Lavoro dodici/quindici ore al giorno qualche volta. Non ce la faccio più ad andare avanti col mio lavoro. Io ti ringrazio per quelle vittorie al Tour de France. Hanno ridato luce, senso alla mia vita. Tu sei stato un raggio di sole nel mezzo della mia vita buia. Tu devi continuare a vincere. A vincere per me, per la gente come me, che hanno il coraggio di alzarsi la mattina e fare una vita che non gli appartiene più. Che vivono nel buio di un mondo che non è più il loro. Non scomparire Marco. Fallo per me…per noi che crediamo in te. Marco pianse. E tra le lacrime gli rispose. Caro Rocco le tue parole sono bellissime. Ma io non me le merito. Voi vedete un mito in me. Ma io so di vivere sopra un profondo baratro. Io dovrei scendere in quel barat...

Marco Pantani - la distruzione di un mito (nona parte)

Tour de France 2000, Mont Ventoux Ce l’ha lì davanti. Lo guarda da dietro. Com’è possibile che uno scenda all’inferno e poi risalga? L’inferno rigenera? Potevo accettare anch’io quel giorno ad Agrigento? Potevo scendere anch’io all’inferno e risalire? Ma l’inferno mi ha buttato giù… L’americano allunga. Il gruppetto si assottiglia. Marco sente che le gambe tengono. Prende fiducia. L’americano allunga ancora e stavolta fa male. Vede Ullrich alzarsi sui pedali, cosa strana per lui. Vede la smorfia di dolore di Virenque. Ma tengono. Anche Marco tiene. L’americano pedala su con un’andatura indemoniata. Gli altri soffrono ma tengono. Marco sente che quell’andatura non è più sostenibile. Perché deve sempre vincere il male? Perché il male sembra sempre più forte del bene? O salto io…o saltano loro! Nonno ci sei? Marco comincia a perdere terreno. Da dietro vede i culi di Virenque e Ullrich allontanarsi. Quello è il momento più brutto per un ciclista: quando pe...