La fine Ormai il Male lo aveva completamente divorato. Aveva interamente devastato il suo corpo. Se ne stava sdraiato sul letto respirando a fatica. Da cinque giorni era chiuso lì in quella camera. Disteso sul letto. Le sue gambe non ce la facevano più a camminare e la sua mente era incapace di pensare. Gli venne in mente Ginevra. Com’era bella quel giorno che l’ho incontrata. Perché non ho ascoltato le sue parole? Chiuse gli occhi. Respirò profondamente. C’era ora un profumo diverso nella stanza. Non era più quell’odore di fetido, di marcio, che ormai da anni lo soffocava e con cui quotidianamente conviveva dopo quel maledetto giorno a Madonna di Campiglio. Era un odore buono. Di pelle fresca. Morbida. Come i seni di una madre. Di un alito caldo che gli respirava accanto. Aprì gli occhi. Ginevra! Sei qui! Anche tu Abramo! Ci sei anche tu Abramo! “Sei contento di vedermi Marco?” Sì Ginevra. Tu sei stata l’unica buona con me, in questi ultimi anni. L’unic...
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