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Autobiografia di un poeta - da lui medesimo scritta (Giorgio conosce Luisa)

  Ma quando aveva cominciato a pensare alla poesia in modo così vitale? Se lo ricordava bene. Avrà avuto diciotto anni. Era stato in un bellissimo giorno d‘estate, probabilmente a metà di giugno, mentre camminava sul Ponte di Mezzo, e aveva visto una mamma baciare sua figlia, nell‘atto di separarsi, e aveva visto come si illuminavano gli occhi di quella madre al solo guardare la figlia. Lì, a metà del ponte, aveva inteso che la poesia è il bello che vive e pulsa nell‘uomo, e che affiora talvolta e si manifesta in moti di commozione e di felicità. Probabilmente la poesia è molto vicina alla felicità. Pensò. Al piacere di vivere e di essere umani quando ti senti mondato del lezzume del mondo. Ed è soprattuto poesia l‘emozione della meraviglia, la capacità di stupirsi davanti al mondo, nonostante tutto. Questa meraviglia, questa capacità di meravigliarti o ce l‘hai o non ce l‘hai. E‘ come avere un naso camuso o aquilino. Una proprietà tua e particolare, che solo tu hai e hai un modo u...

Autobiografia di un poeta - da lui medesimo scritta (Livorno)

  Livorno. La città dove era nato. Cresciuto fino a dodici anni. Poi, il padre professore universitario, insegnava sanscrito alla facoltà di glottologia di Pisa in via Santa Maria non lontano da Campo dei Miracoli, per comodità aveva deciso di trasferirsi a Pisa. Non che Pisa fosse poi così lontano da Livorno. Avrebbe potuto anche rimanere a Livorno, e fare il pendolare. E' vero che per un livornese vivere a Pisa è un po' come rinnegare la sua terra, grande è il campanilismo fra le due città. Ma alla fine Saverio, si chiamava così il padre, era rimasto ammaliato dal clima dolce di Pisa. Dalla sua lentezza provinciale. Dall'Arno e dai colori che assume al tramonto tutta la città. E' un posto buono per vivere e morire, aveva pensato dopo qualche mese trascorso a Pisa dopo aver ricevuto l'incarico. Voglio vivere qui con tutta la famiglia. Pisa, è innegabile aveva la sua poesia. E molti poeti hanno soggiornato a Pisa. E non può essere un caso. Il caso non esiste. ...

Marina di Pisa

«O Marina di Pisa, quando folgora il solleone!...» (Gabriele D’Annunzio) Continuò a pensare a quegli anni. A quando dalla Striscia si erano trasferiti a Montelupo, e lui aveva cominciato a lavorare alla camera del lavoro di Fucecchio. Silvano partiva in Lambretta la mattina verso le otto e tornava per lo più dopo mezzanotte. Quasi ogni sera aveva riunioni con i contadini, e spesso non erano a Fucecchio, ma a Pontedera, Ponsacco, Monsummano…se era fortunato a Empoli, o Castelfiorentino. Sabatina in quella casa, sola, soffriva sempre di più. La mattina lavava e vestiva i bambini, li aiutava a fare colazione, e già dall’ inizio del giorno doveva sopportare la cattiveria di Ida. - C’è da andare nel campo a aiutare Beppe. Non perdere troppo tempo con quei due mangiapane a tradimento. - Ma dovrò fargli fare colazione! E poi come potete chiamarli “mangiapane a tradimento”? Sono i Vostri nipoti... - Io, alla loro età mi lasciavano a casa insieme al c...