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Showing posts with the label dolore

A me verrà in dono

  Morirò qua, lontano In un giorno freddo probabilmente. È sempre freddo qua. Sepolto in un pantano All'acqua e neve e gelo inclemente. A vedermi chissà Qualcuno per amore O ricordo da me mai verrà triste Perché più io non sono? Forse uno per dolore, Che per il gelo e neve insiste Lui solo verrà in dono. ------------ Telegram: De Unamuno Whatsapp: De Unamuno

Empoli addio

  L'ultima volta che ti ho visto, mamma. Seduta eri e gelava il dolore Gli occhi duri e le labbra strette Ti ricordo cosí nel mio amore. Mi guardavi partire - interdette Le mani e i tuoi capelli radi. Ferma stavi e parole non dette A dire per rabbia muta or evadi - Vado a morire - infine mi dici - Tu che a me la vita mi diradi Dal tuo essere mi maledici Mi lasci qua,  a parte, a morire. Sola vecchia e piena di cicatrici. Tu alla vita vai e non vuoi capire Che nel cuore il mio dolore provi. Vai e di Empoli non vuoi più udire. Ma verrà poi il giorno che ti ritrovi Che me vedrai ancor qui da sola E nel ricordo tardi ti commuovi.

E il male si fa di lì sempre certo

  All'esistere io non trovo un senso Alla fatica del dolore crescere Il sopportare quasi è immenso. Piegati dallo spirito a credere Ci appariva di sé degna la vita Fummo noi felici - così il vivere. Dallo stesso male fu poi colpita Che a me l'angelo volle coperto Ma la tua lasciò a te però ferita. I demoni tengon il fondo aperto Di generazioni il sangue pulsa E il male si fa di lì sempre certo.

Perché mi odi

  Non capisco perché mi odi. Non vedi il mio amore? Mi dici che ho sbagliato, Ma d'amore ho sbagliato. T'ho amata e mai conosciuta? E i tuoi dinieghi il dolore Mi danno di chi tanto ama E lui, solo, respinto freme. Ma il giorno sempre viene Che secco l'amore diventa In quel che prima ardore era. E temo il giorno e l'ora. Ma non così, io so, sarà mai. Una colpa d'origine vive in te - mia - e vive da prima e questo il tuo odio non sa e neppur tu saprai perché - mai.

Piccolo saggio di esistenza quotidiana - la logica opposta

Un giorno strano. Un giorno in cui la mente muore. Vive lontana. in cui provo ma è solo fatica. E tanta. Io ho un centro: lo stomaco. Un orrore. Qualcosa volta penso che vi sia un mostro che abita lì dentro, perché lì è tutto il mio tormento, il mio male, tutti i miei mali partono da quel punto. E' incurabile. Per quanto lo curi faccio due passi avanti e tre indietro. E allora penso. E forse il mio male è anche il mio bene. Perché penso e capisco, e alla fine la croce ha questo, che ti fa pensare. E per esso pochi accettano la croce. Ma la croce migliora e perfeziona l'uomo e lo fa attraverso l'inquietudine, il dolore, la sofferenza. Per questo si dice che bisogna accettare la croce. La croce è in ultimo il simbolo dell'uomo che cerca la verità. Cercare la verità è ricerca, sofferenza e dolore, olreché inquietudine. Chi cerca la verità è uno che non accetta il mondo come gli viene proposto, ma lo scandaglia, lo seleziona, lo analizza a prezzo del dolore. Lo rivolta sott...

La fatica del vivere e la sindrome del "dì di festa"

E fieramente mi si stringe il core, A pensar come tutto al mondo passa, E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito Il dì festivo, ed al festivo il giorno Volgar succede, e se ne porta il tempo Ogni umano accidente... Tutto è pace e silenzio, e tutto posa il mondo... La fatica di vivere è tutta riassunta qui, nei versi di Leopardi. Quel "male" che ci coglie soprattutto alla fine del fine settimana. Che coglie soprattutto i popoli ricchi, pingui e viziati da una vita dove si ha tempo per concedersi una pausa lunga al succedersi dei giorni volgari. Dove l'uomo ha tempo per confrontarsi con il suo pensiero; e questo spaura, perché in quella pausa l'uomo ha sé, per confrontarsi con sé, con il senso della sua vita, per cui allora profondissima quïete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura La domenica non è altro che quella siepe, quella barriera che separa il vero io dall'io che deve fingere di non vedere la barriera questa siepe, che da tanta parte d...

Al cuore mio uguale nemico

 (a mia moglie Živilė) Ti immagino piccola in questa landa di gelo E il cuore mi duole Perduta di Dio I tuoi sospiri le tue paure La voglia di andare Via e fuggire lontano E sognavi l'Italia Terra promessa Ascoltavi le sue canzoni Le sue melodie e i tuoi biondi capelli I tuoi occhi di ghiaccio Blu profondi un'ombra Passava che di esistere temevi Eterna - incontrare e rimanere Senza voce. E mi affaccio a questa stessa Finestra della camera dove tu  Vivevi i sogni tuoi - e vedo oltre quei vetri Il dolore uguale, che mai muore E mi guarda anemico ora Come a te allora - era orribile silenzioso E pauroso - al cuore mio uguale nemico Tace. Follow me on Substack