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La carne che non muore (III)

La carrozza procedeva lungo il mare. Si intravedevano dei velieri al largo. Il mare nonostante fosse inverno era piatto e lucente. Era una giornata piena di luce. Eleonora si sentì sollevata a vedere il mare che le procurò una apertura al cuore che la gelosia per la sorella aveva oppresso e chiuso. - Senza mia sorella non so se avrei finito l' Accademia. Forse avrei abbandonato. La vita militare non mi piaceva – continuò Antonio quasi stesso solo parlando a se stesso – e senza il suo amore non avrei potuto finirla. Per un po’ è venuta a vivere a Torino. Te l’avevo detto? Ha preso in affitto un appartamento vicino all’Accademia, per starmi vicino. - Ma perché ha fatto questo? – chiese Eleonora un po’ annoiata da quella sorella angelo. - Perché nostra madre quando è morta le ha chiesto di essermi vicino. “Cerca tuo fratello. E per tutto l’amore che io ti ho portato aiutalo. Io so che tuo fratello è debole e senza il tuo aiuto non riuscirà a fa...

La carne che non muore (II)

Antonio andò con il pensiero all’ ultima lettera ricevuta dalla sorella, in cui gli riferiva di avere bisogno del suo aiuto. La lettera assomigliava ad un grido di soccorso senza menzionarne le ragioni. Una lettera misteriosa per certi versi. Antonio sarebbe voluto correre subito in soccorso se i suoi impegni militari non lo avessero trattenuto lontano con la compagnia dei bersaglieri impegnati a rastrellare il massiccio dell’Aspromonte. Era poi dovuto rientrare a Torino con il plotone per chiedere una licenza speciale. Eleonora si era da subito manifestata contraria ad accompagnarlo. Aveva da subito sospettato che fosse gelosa. Ed ora ne aveva la conferma. - Ti vedo preoccupato Antonio? - Penso alla lettera di mia sorella. E’ passato più di un mese. Non ho più avuto notizie da allora. Non vorrei che fosse successo qualcosa. - Sta i tranquillo amore mio. Tutto sarà bene. In fondo anche io desidero conoscere questa tua sorella che è capace di impe...

Marco Pantani - La distruzione di un mito (sesta parte)

Firenze spogliatoio del ristorante la Grotta del Mare, ore 00,45 “ Ah Fabbrì, l’ho dovuto fa’! Che altro potevo fa’. Io non ce la faccio più con questo lavoro. Io m’ammazzzo se non smetto. Ma ti rendi conto: cominci la mattina alle nove e mezzo, finisci se va bene alle quattro del pomeriggio. Alle cinque e mezzo ricominci…e guarda qua a che ora finiamo! Tutti i giorni è così. Poi il sabato e la domenica, quando tutti fanno festa tu dove sei? QUI!!! Natale? QUI!!! Pasqua? QUI!!! . E poi ‘sto stronzo di Uncino. Le mance se le prende tutte lui. Ma ti rendi conto un direttore che si prende tutte le mance! Non ce la faccio più Fabbrì…E poi anche Marco l’unico mito che c’era…anche lui ce l’hanno rovinato! Tutta colpa di quello stronzo del procuratore P. Dopato o no se non vai non vai…se non ti alleni tutti i giorni e ti fai un culo così non arrivi, né con i primi né con gli ultimi. Cazzo se ci faceva divertire! Cazzo quanto mi ha fatto divertire! Ma ti ricordi che spettacolo sull’Al...

Marco Pantani - La distruzione di un mito (quinta parte)

Città di T*** 30 maggio 1999 “Mannaggia a’ morte! Scusate ma che me vulite fa’ ndurato e fritto? Ma avvocato gliel’ho già detto oggi il procuratore non può ricevere sta occccupaaato! Oh sant’Antonio…e finalmente avete capito. Oggi non riceve e non parla con nessuno!” Esposito riattaccò in malo modo il ricevitore. Mannaggia che iuornata! E questo santuuomo del procuratore! Mannaggia com’è cambiato negli ultimi tempi. Sempre più strano! Non sempra chiù chillo e’ primma. Isso a me mme pare un altro A me mme pare cagnato! Boh? E poi ‘sta mania del Giro d’Italia… Il procuratore P. era cambiato negli ultimi anni. Non era ancora quarantenne e aveva già tutti i capelli bianchi. Sotto gli occhi gli erano venute delle borse nere. E i suoi occhi avevano come per incanto cambiato colore. Da neri che erano, erano divenuti verdi. In procura si mormorava che avesse messo delle lenti a contatto di quelle colorate, come mettono gli attori. Il suo carattere era divenuto taciturno e irascibil...

Marco Pantani - La distruzione di un mito (prima parte)

Agli incubi Che mi rendono impossibile la felicità Non tutti forse sanno che nel mondo c’è un sotto-mondo, un mondo sotterraneo. Un mondo sconosciuto ai più. Un mondo che talora si rivela e che paurosamente, orribile, viene su. Viene su per far soffrire. Dapprima vagisce e si agita nelle fogne, nei tombini, nelle cloache, nei ristagni d’acqua ma poi cresce e si insinua, serpenteggia su per le tubature e viene in superficie. Viene su consapevole della sua forza a rapire, a distruggere e ad uccidere. Per anni, per decenni anche, se ne sta là sotto in attesa silenziosa di una nostra debolezza per infettarci poi col morso dei suoi esseri notturni, delle creature dei suoi incubi notturni. E’ come se laggiù sotto la superficie di questo nostro mondo se ne fosse partorito un altro. Come se invisibili cordoni ombelicali percorressero le nostre città da una parte all’altra alimentando inconsapevoli pedine del proprio veleno. Questo è il mondo del Male. Il Male quando affior...