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Paolo Maddalena: l'Italia deve ritornare a nazionalizzare le sue aziende e toglierle dalle mani dei capitali stranieri che de facto controllano il paese

Esiste una grande differenza fra chi si è formato nella Prima Repubblica e i politici che venuti oggi dal nulla o entrati in politica per fini personali (i.e. soldi e potere) siedono in parlamento. Paolo Maddalena è uno di quelli che ha vissuto il clima della Prima Repubblica accanto a Statisti di un valore molto superiore ai pupazzi di oggi che si spacciano per statisti. Paolo Maddalena ha soprattutto una levatura morale che si appella al rispetto e all'interesse del Paese in primis, e si muove in tal senso. Vi invitiamo ad ascoltare l'intervista, in cui ci vengono spiegatri gli innumerevoli tradimenti perpetrati ai danni dell'Italia e del popolo italiano, un popolo indubbiamente coriaceo ma troppo abituato a subire e poco a reagire (osservazione questa mia personale e non di Maddalena).

Il mondo liquido del globalismo attuale (Dialogo filosofico-politico fra due vecchi)

A novantaquattro anni Silvano cercava solo di resistere. Di forzare il fisico a fare quello che non poteva più fare e la mente di conseguenza aveva difficoltà a stare al passo della volontà. Sabatina era confinata ad una sedia a rotelle. Camminava poco e a malapena. Era troppo grassa. Tante volte glielo aveva detto che doveva dimagrire. — Io grassa? Ho solo lo stomaco gonfio — rispondeva. Lei non si vedeva grassa. Tutt’altro. In quella nebbia di vecchiaia che gli avvolgeva il cervello (pressione alta, prostata, vene varicose, medicine in quantità industriale) cercava di trovare la strada. Di riorganizzare la sua visione che sentiva spengersi. Aveva capito che se si spengeva quella visione avrebbe perso contatto con il resto del mondo. Era l’ultimo legame fra lui e il mondo fuori, quella visione. E aveva lottato negli ultimi anni per mantenerla. Fino al crollo di Craxi era stato un leone. Un cavallo da battaglia, una bestia. Uno che non mollava mai. Che tornava da Rom...

La lingua dell'onore

A novantaquattro anni Silvano cercava solo di resistere. Di forzare il fisico a fare quello che non poteva più fare e la mente di conseguenza aveva difficoltà a stare al passo della volontà. Sabatina era confinata ad una sedia a rotelle. Camminava poco e a malapena. Era troppo grassa. Tante volte glielo aveva detto che doveva dimagrire. — Io grassa? Ho solo lo stomaco gonfio — rispondeva. Lei non si vedeva grassa. Tutt’altro. In quella nebbia di vecchiaia che gli avvolgeva il cervello (pressione alta, prostata, vene varricose, medicine in quantità industriale) cercava di trovare la strada. Di riorganizzare la sua visione che sentiva spengersi. Aveva capito che se si spengeva quella visione avrebbe perso contatto con il resto del mondo. Era l’ultimo legame fra lui e il mondo fuori, quella visione. E aveva lottato negli ultimi anni per mantenerla. Fino al crollo di Craxi era stato un leone. Un cavallo da battaglia, una bestia. Uno che non mollava mai. Che tornava da Roma la notte ...