Da "Essere mio padre" Paragrafo XIV romanzo in fase di scrittura. Babbo, non hai mai avuto paura di seguire i tuoi pensieri lungo i loro sentieri tortuosi, e io, io che ora ti sto incarnando su questa terra, ho paura di questa eredità che mi ha generato come tua materia vivente diretta a testimoniarti, al mondo . Sono così spaventata, perché non so su cosa posso contare e cosa no. E sento, in questo regno del tuo lascito, quanto è inquietante che siamo finalmente in grado di parlare ora, ora che sei oltre il regno in cui mi hai lasciata e tuttavia riempi il mio cuore con il tuo spirito perché non vuoi io vi vaghi, da sola, senza di te. Svegliarsi la notte e cominciare a scrivere a suo padre era divenuta un’abitudine che acquisiva il tono dell’impellenza. Non poteva dire che le piacesse o le dispiacesse. Era un imperativo. Una chiamata a cui non poteva disubbidire. Apriva gli occhi nel mezzo della notte. I primi attimi non rifletteva. Poi capiva e ubbidiva. Andava in cucina,...