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Showing posts with the label Morte

A me verrà in dono

  Morirò qua, lontano In un giorno freddo probabilmente. È sempre freddo qua. Sepolto in un pantano All'acqua e neve e gelo inclemente. A vedermi chissà Qualcuno per amore O ricordo da me mai verrà triste Perché più io non sono? Forse uno per dolore, Che per il gelo e neve insiste Lui solo verrà in dono. ------------ Telegram: De Unamuno Whatsapp: De Unamuno

Andrai sola

  Σιλβίᾳ καὶ Κλαυδίᾳ — πάσῃ τῇ ἀγάπῃ ᾗ αὐτὰς ἐν τῷ βίῳ ἠγάπησα Visi pavargę, dulkėmis pajuodę Į paskutinę šitos žemės rinką Nedrąsiai, pamažu Suslinkom Dar kiek pabūti. Juk gražu - Ar ne? - dar kiek pabūti . (Antanas Maceina - Gruoda) [***] Quando io piú non sarò qui - tu sarai. E ancora sarà viva la tua storia, Di mia forse poco ricorderai. Andrai sola per la tua traiettoria. Un angelo in più ti accompagnerà Nella strada - che tenga sua memoria. ------------ [***] Stanchi, neri di polvere All'ultimo stare di questa terra Senza grande coraggio, lentamente Siamo giunti insieme. Ancora un poco resteremo qui. È bello, no? Un po' ancora - uniti andare. ------------ Telegram: De Unamuno Whatsapp: De Unamuno

Per volontà suprema da lungo tempo

  Ma siamo mai esistiti mi chiedo  io voi? Davvero noi eravamo? Se vita avuta abbiamo, io credo? Davvero qua vivi esistevamo? E tu padre eri, tu madre e fratello Or che tutto sfuma - noi eravamo? O era solo una fede quello Cui lungo s'andava certi e sicuri A inseguir d'un'idea suo modello?

Silvia si interroga: Il suo piacere di vivere si era da allora spento e come una foglia in balia della corrente del fiume in piena, come un palloncino tra le volute del vento, aveva cominciato a fluttuare verso la propria fine?

  Da "Essere mio padre" Paragrafo XIV romanzo in fase di scrittura. Babbo, non hai mai avuto paura di seguire i tuoi pensieri lungo i loro sentieri tortuosi, e io, io che ora ti sto incarnando su questa terra, ho paura di questa eredità che mi ha generato come tua materia vivente diretta a testimoniarti, al mondo . Sono così spaventata, perché non so su cosa posso contare e cosa no. E sento, in questo regno del tuo lascito, quanto è inquietante che siamo finalmente in grado di parlare ora, ora che sei oltre il regno in cui mi hai lasciata e tuttavia riempi il mio cuore con il tuo spirito perché non vuoi io vi vaghi, da sola, senza di te. Svegliarsi la notte e cominciare a scrivere a suo padre era divenuta un’abitudine che acquisiva il tono dell’impellenza. Non poteva dire che le piacesse o le dispiacesse. Era un imperativo. Una chiamata a cui non poteva disubbidire. Apriva gli occhi nel mezzo della notte. I primi attimi non rifletteva. Poi capiva e ubbidiva. Andava in cucina,...

Essere mio padre - I

Per me questo blog è sempre stato un laboratorio di scrittura. Ho sempre postato parti dei miei romanzi in fieri. E' un laboratorio di scrittura a disposizione per quei pochi che amano le idee, la verità e un modo di scrivere che non sia quello uniformato e piattificato dalla folta schiera dei polli d'allevamento (di questo concetto ne ho parlato QUI , in riferimento a Michel Houellebecq). Comincio oggi a pubblicare parti di un nuovo romanzo in elaborazione "Mio padre - chi era?" Qui il primo capitoletto. Cara Silvia, mi sei mancata tanto. Quante volte avrei voluto abbracciarti sentire la tua voce. Toccarti. Mi sono sentito solo. Avrei voluto almeno parlare con te, non dico tutti i giorni, ma spesso. Ma da parte tua non c'era interesse a parlare con me. Ne ho sofferto molto. Non so che dire. Una grande disperazione e desolazione sentirsi così abbandonato. Ti ho sempre amato, fin da piccola. Non sarò stato il padre perfetto ma nemmeno un delinquente. Quando mi hai ...

Nessuno ti conosce così bene come me - Parte Prima

Qui non ci sono nato, è quasi certo; dove son nato non lo so; non c’è da queste parti una casa né un pezzo di terra né delle ossa ch’io possa dire «Ecco cos’ero prima di nascere» (Cesare Pavese – La luna e i falò) Nessuno ti conosce così bene come me. Le disse. Lei lo guardò. Senza espressione. Solo uggiolì: uh uh. Erano sdraiati sul letto. Fuori era nebbione. Lei aveva pianto. Lui le aveva detto: il mio compito prima di morire è far sì che tu e le tue figlie non abbiate problemi quando io non ci sarò più. Lei aveva pianto. Il sabato e la domenica piangeva sempre. Era un dramma. Anche quel sabato il dramma cominciava. Perché piangi? le chiese. Ma tu non vuoi vivere con me? Tu vuoi morire? Gli aveva risposto. Sì, lui voleva morire. In quel mondo non aveva più senso vivere. Era un mondo di vermi che si rivoltolano uno sull’altro. Ma non ora. Ancora era presto. Doveva aspettare. Aspettare che le cose si mettessero a posto. Se lui era lì, davanti ai suoi occhi, a chi doveva dire grazie se ...

L'uomo impermanente (parte terza)

Foto Živilė Abrutytė Di notte, io, uomo di carattere, adoravo guardare mia moglie che dormiva. Seguivo i lineamenti del suo viso cercando di scoprire chi c'era davvero dietro a quell’amato volto. Ma percepivo il suo viso come un ostacolo, un ostacolo alla verità che sentivo nascosta dietro il volto che amavo. Una verità eterna e immutabile di una materia che non era materia, ma pura energia, forse. Forse un’energia cosciente, con cui cercavo un dialogo, ma ne ero respinto ... Era una materia sorda a qualsiasi richiesta. Ma quella notte senza preavviso mi percepii come se stessi dormendo fuori dal mio corpo, come se mi fosse stato tolto uno strato. E improvvisamente mi osservai dall'alto. Ero lì, ad un'altezza di circa due metri e mi vedevo sdraiato, allo stesso tempo. Ero morto? Forse, ma non mi sentivo morto. Ero solo eccitato. Ma era tutto ciò reale? Mi sentivo incredibilmente leggero. Era tuttavia una leggerezza che nessun essere umano può sperimentare p...

Sul mio romanzo morale "Il giorno in cui l'Italia morí" (in cerca di editore)