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Showing posts with the label Firenze

Mesco all’opra vostra il canto mio (i mali dell'Italia visti da Giacomo Leopardi nei suoi canti)

  Negli ultimi giorni spinto da eventi di ricerca per scrivere una nuova storia mi sono imbattuto in Giacomo Leopardi, poeta, come per molti, amato in gioventù. Ed in effetti ammetto che quando avevo diciotto anni Leopardi riempiva la mia vita. Era la mia lettura preferita. Poi ci si distacca, spesso succede, ma spesso succede che alla fine della vita si ritorni proprio a quei temi che hanno animato la gioventù e su cui ci siamo formati. E il ritorno è stato però al contrario della giovineza a quei poemi che in gioventù meno mi avevano affascinato, le cosiddette "liriche civili". Vivendo all'estero ho potuto focalizzare l'Italia dall'esterno, mentre prima vivendo al suo interno  riuscivo solo a intuire le cose che mi sembravano illogiche e soprattutto grottesche. E l'Italia è un paese illogico e grottesco fondamentalmente. Il popolo italiano vive in un torpore, "sopore" come lo chiama Leopardi che viziato dal troppo benessere  lo rende imbelle accidi...

La Fotografa

  Da "Il Sorriso Della Meretrice" in  Academia L'aperitivo con Astrid era diventato un momento metafisico. Era qualcosa che trascese poi i nostri intenti. L'aspettavo il mercoledì al Caffè Strozzi. Verso le 18,30 arrivava dal lavoro. Si andava ogni volta in un bar diverso.   «Cambiare fa bene» mi diceva.   Astrid era fotografa. Veniva dal Messico. Da Città Del Messico. Non la conoscevo molto in verità. Ma ogni volta mi scopriva un po' del suo mondo. Era divorziata. Una vita matrimoniale normale fino al momento in cui aveva scoperto che suo marito era gay e aveva un amante ermafrodito. Mi aveva detto che in Messico c'è la più alta percentuale al mondo di ermafroditi. A quel punto era rimasta sconvolta. Era entrata in depressione. Ed era ingrassata dodici chili.   «Mi capita qualche volta di rivedere le foto di allora... e mi ero invecchiata, sai... sembravo una donna di quarant'anni e ne avevo solo venticinque.» «Mi pare che ti sia ripresa bene ora. Stai be...

Firenze - una dèa schifiltosa

Il caldo, la folla, i colori e i suoi odori.  I tramonti che ti lasciano senza fiato. E i ponti, il fiume placido, il caldo afoso e cocente dell'estate. I colori e le luci pastello e la mitezza in inverno. I colori delle vetrine, l'odore fresco e piacevole della vita in inverno. E la tramontana gelida che ti entra nelle ossa, e mulina ai crocicchi. In inverno. Eppure mi soffocava quella città. E l'ho amata tuttavia e l'ho odiata quella città. La città della mia vita per lunghi e interminabili anni, dei miei amori, delle mie sofferenze , delle mie rade gioie. Di un lavoro monotono ed inutile. Per lunghi e interminabili anni. Delle speranze e delle illusioni che si sovrapponevano alla disperazione del vivere in tanta bellezza e non sentirsene parte. E come ricorda Palazzeschi le "scalinate, dunque, o strade così ripide il cui nome basta a rivelarne il carattere: Costa Scarpuccia, Erta Canina, Rampe di San Niccolò..." Quella era un'altra parte indimenticabile...

Il rapimento

A volte ritornano, senza spiegazione, i fantasmi. E quando meno te lo aspetti ecco che il passato a cui piú pensi di interessare ti cerca. E ti vuole. E magari ti rapisce. Fui rapito, infatti, non so come, ne da chi. Non saprei. Fu una forza che mi prese, come nei sogni, e in un attimo mi ritrovai migliaia di chilometri lontano. E' difficile crederci, lo so. Ma fu così. Mi ritrovai alle pendici di un monte che conoscevo, dove avevo vissuto molti anni prima. Il monte Albano. In un piccolo villaggio di nome Artimino, sulla collina che divide la provincia di Prato da quella di Firenze e da lassù si gode la vista della valle dell'Arno, che viene giù da Firenze e corre verso Pisa. Era forse settembre. A giudicare dall'odore delle piante e dal colore della luce vespertina, doveva essere settembre. Al più tardi i primi giorni di ottobre. Beh, lo confesso, la meraviglia fu tanta. E provai gioia ad essere lì. Il posto è bellissimo. Mi ricordai del ristorante, Biagio Pignatta, dove...

Il giorno che l'Italia Morì - Romanzo Morale su uno Stato mai Sovrano

Un romanzo sull’Italia, che va dall’ 8 settembre 1943 all’agosto 2017. Un romanzo che ha la tecnica del romanzo ma mischia l’analisi del saggio. L’Italia è protagonista di questo romanzo. Sabatina, casalinga, e Silvano, politico, milita nel PSI a fianco di Bettino Craxi, accompagnano le vicende di quella Italia. Le loro vite si muovono deterministicamente inviluppate alle vicende stesse dell’Italia, sebbene ritengano che le loro vite abbiano autonomia e volontà individuale, rispetto alla storia d’Italia. Sebbene inconsciamente ritengano che la loro storia, siano essi stessi a determinarla. Un romanzo che cerca la morale, il coraggio e l'onore nella vita in modo esplicito attraverso un romanzo-saggio. Può essere letto in anteprima in modo integrale su Academia.edu:  https://www.academia.edu/42083218/Il_giorno_in_cui_lItalia_mor%C3%AD

Viaggio in Toscana, per presentare "Amore, šaltibarščiai e pomodori rossi"

Amore, šaltibarščiai e pomodori rossi - esame del testo e della natura dell'amore

STRUTTURA DEL ROMANZO. Questo libro è stato scritto fra il 2016 e il 2017, in sei mesi. Pubblicato nel 2018. Uno dei vantaggi (o svantaggi) di parlare di un libro che hai consegnato alla stampa da un anno è che dimentichi (almeno io) tutto di quello che hai scritto. Ti prendi una pausa dalla tensione che ti ha creato lo scrivere, dal rileggerlo ad infinitum per trovarvi difetti e cose che non funzionano, che porta quasi a odiare quello che scrivi; dalla correzione delle bozze, che ti collassa in quello stress che parevi aver dimenticato – e che forse, nel mio caso perlomeno, ti causa più stress di quando lo scrivevi. Ma soprattutto questa lunga pausa ti fa uscire da quell'accumulo eccessivo di energia e concentrazione che ti impedisce una lettura distaccata. Soprattutto rileggerlo un anno dopo ti porta a valutare il testo secondo un trovarsi in una ampiezza di possibilità che prima non avevi, in un universo altro a cui prima non appartenevi, rispetto al momento in cui scriv...

" Amore, šaltibaršciai e pomodori rosssi" a Firenze!

LIBRERIA "LIBRI LIBERI" VIA SAN GALLO 25 ROSSO 50129 FIRENZE MERCOLEDÍ 19 GIUGNO 2019 ALLE ORE 18,30

Una posizione mediana da tenere

Il mio metodo di scrittura lo paragonerei un po' a quello di uno scienziato che studi il mondo quantico. Che tenta di indagare la realtà visibile, quella newtoniana, partendo da quella invisibile, ovvero quella quantica, sapendo che se riuscirà a spiegare la realtà newtoniana con quella quantica, se riuscirà a trovare il punto di incontro fra le due realtà, riuscirà a spiegare meglio, a comprendere in profondità le correlazioni fra quelle due realtà. Avevo iniziato a fare questo lavoro nel 2007 allorché pubblicai, "Albert Richter, un'aquila fra le svastiche". In quel libro parlando del ciclismo tedesco a cavallo fra le due guerre, cercavo di individuare come il nazismo avesse influenzato il ciclismo, e lo sport in generale, cambiandolo. E come in realtà il nazismo dipendesse a sua volta da influenze esoteriche. Ne "Il sorriso della meretrice", libro del 2011, cercavo invece di analizzare come il globalismo (le elites finanziare) imponendo una realtà...

In verità, non mi sono mai neppure posto il problema della felicità

Il testo è una parte di "Il giorno che l'Italia morì". L'intero testo è leggibile su Academia; https://www.academia.edu/42083218/Il_giorno_che_lItalia_mor%C3%AD “ Io, nella mia vita la tranquillità non l’ho mai cercata. In verità, non mi sono mai neppure posto il problema della felicità ” . Era una frase di Craxi ma era una frase che Silvano avrebbe benissimo potuto usare per sé. Silvano non fu mai felice, ma neppure mai si pose il problema se la felicità esistesse e che fosse. Conosceva la rabbia, il rancore, la lotta, la resistenza, il lavoro duro, la bontà improvvisa, la compassione, la commozione, ma non la felicità. Felicità per lui era una parola come un’altra. Era un sentimento che aveva dimenticato troppo presto, insieme alla gioventù. E così era per Sabatina. Ma Sabatina tuttavia, assaporava momenti di felicità. Ed erano quei momenti in cui poteva parlare con qualcuno. A lei piaceva parlare. Poteva parlare per ore. Dimenticava i dolori, i mali, dimenti...

Convergenze parallele

Silvano pianse. Negli ultimi anni all’ira alternava spesso la commozione. Era divenuto simile a suo padre Giuseppe, che per un nonnulla si commoveva e piangeva. Pianse a vedere come l’ex autista di Berlinguer, Alberto Menichelli, si bloccava nel racconto. Aveva la voce emozionata, un groppo alla gola, e non riusciva ad andare avanti con il racconto degli ultimi momenti della vita di Berlinguer. Berlinguer era sempre stato un avversario politico, non lo aveva mai considerato come persona. Lo aveva incrociato un paio di volte, ma non aveva mai avuto l’opportunità di parlarci. L’ultima volta lo aveva visto da lontano al XLIII congresso socialista a Verona, sonoramente fischiato al suo ingresso come ospite. Anche Silvano allora lo aveva fischiato. Ma ora in quel filmato che la RAI ritrasmetteva aveva visto anche l’uomo e non solo il politico. E si era commosso. Aveva visto un Berlinguer che non conosceva. Molta parte della vita privata del segretario del PCI, gli ricordava la sua. ...

"Moriremo babbo?"

- Che faremo babbo? - Non lo so Fabrizio. Aspettiamo. - Ma moriremo babbo? - No, Fabrizio, non moriremo. Non sono morto in guerra e non moriremo ora. Morirò un giorno, ma non ora. Verso le 6 del mattino l' acqua cominciò ad entrare nell'ingresso. Ora cominciava a far luce e si distingueva meglio l'immenso mare motoso che si spingeva verso la casa venendo a impattare in modo costante e senza impeto. Entrò Alvaro Magazzini, il proprietario di casa, insieme a sua moglie Rosina. - Che fate? Venite su da noi al secondo piano? Vi diamo una mano a portare su le cose che volete salvare. Da sopra, Fabrizio e Luigi si affacciarono alla finestra della cucina di Alvaro, che dava sul dietro della casa. L' acqua che sul davanti giungeva senza impeti girando intorno alla casa formava un mulinello sul retro spruzzando onde sporche di mota nell'aria. In quel gorgo videro apparire e scomparire tronchi d' albero, suppellettili, carcasse di animali e a Fabrizio s...

4 novembre 1966

Già lo sentimmo venire nel vento d’agosto, nelle pioggie di settembre torrenziali e piangenti, e un brivido percorse la terra nuda e triste (Vincenzo Cardarelli) Da giorni pioveva. Eppure non era freddo, anzi le temperature tendevano ad alzarsi. Ma Fabrizio era felice. Sua madre gli aveva comprato un vestito nuovo. Il giorno dopo, il 4 novembre, festa delle forze armate, lo avrebbe messo. Sarebbe andato alla messa a Montelupo con il vestito nuovo. Quasi toccava il cielo con un dito per la felicità. Voleva farsi vedere agli amici con il vestito nuovo. La pioggia continuava a cadere incessante. Una pioggia spessa, pesante, che non dava respiro e aveva il senso dell’imminenza, di un voler annullare ogni creatura che era sotto quello strato di acqua senza fine. I fiumi principiavano a preoccupare in tutta la Toscana. Da Firenze arrivavano le voci che l’Arno era grosso e cominciava a far paura. Anche a Montelupo, punto di confluenza fra la Pesa e l’Arno, si cominciava a...

Natale 1966 - il Natale dopo l' alluvione

Quel Natale fu diverso. Vollero sia Silvano che Sabatina che fosse diverso. L'alluvione li aveva prostrati, ridotti in ginocchio, ma erano riusciti a riprendersi. Silvano aveva ricominciato subito a lavorare alla Federazione, più di prima. Sabatina aveva raddoppiato le forze e come per un effetto magico era riuscita quasi a competere con Rosina. Anche Rino aveva smesso di prenderla in giro e la riempiva adesso di complimenti. - Brava Sabatina. Ora sí che mi garbi. A te, ti ci voleva la piena dell'Arno per datti una smossa. Se continui cosí superi Rosina. Era probabilmente nell'aria di quel Natale del 1966 il voler reagire. Si respirava un clima di voglia di uscire dalla calamità che si era abbattuta sulla Toscana Sarà un Natale "duro" dicevano a Firenze, ma i fiorentini non mollavano. Riaprivano i negozi, decoravano la città, facevano gli alberi di Natale in casa, li addobbavano di palline colorate e lucine, ricominciava la vita. Nel chiostr...

die Tür

- Warum liebst du mich nicht mehr? - Ich weiß es nicht ... bisher haben wir es vermeidet, keinen Unsinn zu reden. Warum jetzt? Sabatina versuchte ihn zu umarmen. - Hör auf. Bitte. Nicht jetzt. Ich muss weg. In 30 Minuten fährt mein Zug ab.  Sabatina fühlte sich gefangen. - Wohin gehst du heute ? - Sie fragte ihn. - Nach Rom habe ich einen Termin mit Nenni. - Wirst du um Mitternacht zu Hause sein? - Das glaube ich nicht. Möglich jedoch …eine Übernachtung in Rom ist mir zu teuer. Sabatina verspürte ein Gefühl der Verzweiflung. Sie konnte nicht sprechen. Sie wusste nie, wie man spricht. Sie wusste nur, wie man schweigt. Und sie war es gewohnt, in ihrem Leben still zu sein. Es war November draußen. Es regnete und es war kalt. Wie sie diese Tage gehasst hat. Silvano öffnete die Tür. Das Eis der Tramontana trat ein. "Ciao", sagte er. Sabatina antwortete nicht. Silvano blieb eine Zeitlang unentschieden. Dann überquerte er die Schwelle und schloss die Tür vor Wut. Sabatina bl...

Una donna diversa

- Se io dovessi dire, dopo tanti anni di militanza socialista, quello che più rischio di rimpiangere è l’aver negletto e trascurato delle cose che si potevano fare, di modeste dimensioni ma utili nell’attesa di qualcosa di bellissimo, formidabile ma impossibile…uno strano anno questo 1965, Silvano. Un anno in cui sembra che nulla sia successo…un anno che ci collega al ’64 e continua la linea che abbiamo iniziato nel 1963, ma direi da dopo il 1956, quando la Russia invase l’ Ungheria. Un anno in cui ancora di più provo a fare quelle cose di modeste dimensioni che credo porteranno maggiori risultati di quelle incredibili, sperate ma impossibili da attuare. Non voglio rimpianti quando mi ritirerò dalla politica. Che credi Silvano? Che siamo al governo solo perché abbiamo avuto successo alle elezioni? Anche per questo. Ma ci siamo soprattutto perché agli americani servivamo. - In che modo Pietro? Non vedo il nesso. - Gli americani, con Kennedy, hanno capito c...