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"Isole di felicità - Laimės salos" - Atti invalidanti (seconda parte)

Foto Živile Abrutytė Uno dei luoghi più positivi che Diego frequentava a Vilnius era Woxx Barbers, in Didžioji gatve: il suo parrucchiere. Ogni tre settimane vi si recava per il taglio dei capelli. Viktoras, il parrucchiere, durante il taglio era silenzioso e lavorava con meticolosità da perfezionista instancabile. Ogni tanto gli rivolgeva qualche domanda in inglese per rompere il silenzio (o la sua maniacalità?). -   Yesterday you had the elections in Italy? - Yes, it will be a long stalemate, we will face this prospect for months I think. In Italy people don’t trust politicians. They did too many stupid things, and they live a reality with no connection with the real life of their country - But I think that it is the same here - Of course, more or less it must be the same. Here I also realized that you have strange laws like you cannot buy alcohol after 8:00 pm, Monday through Saturday, and after 3:00 pm on Sunday. It sounds so weird to me… ...

"Isole di felicità - Laimės salos" - Atti invalidanti

Foto Živile Abrutytė Voleva dire “Sì” e invece disse “No”. E quando riuscì a dire “Sì” la voce dentro urlò “No”. Era come procedere per tesi e antitesi senza sintesi, perché non vi era una sintesi, perché non vi era logica. Per esserci una sintesi deve esserci una logica, una possibilità di concludere attraverso A + B. Se guardava un bambino e si commoveva, qualcosa dentro gli diceva “E’ un essere umano schifoso”. Dapprima erano rare ma poi divennero consistenti. Certe volte aveva paura a parlare con Rūta. Temeva che la voce parlasse contro di lei. Non lo avrebbe tollerato. Certe volte riusciva a sopprimere per tempo la voce ma negli ultimi tempi erano divenute acute, persistenti e improvvise sebbene non frequenti. Non che cominciasse ad averne paura. Era sensazione di sorpresa che provava, non paura. No, non temeva di essere malato. Rimaneva indeciso fra “sono io che parlo o è qualcun altro che parla dentro di me?”. Temeva di essere lui, si chiedeva però come fosse po...

"Isole di felicità - Laimės salos" - Aspetti tematici non opponibili

Rūta e Diego avevano deciso di andare alla fiera internazionale del libro di Vilnius che si teneva dal 22 al 25 febbraio. Rūta ne aveva spesso parlato a Diego e sulla stampa lituana fin dalla fine di gennaio si dava grande risalto all’avvenimento. Diego ne era incuriosito. Quell’anno che si festeggiava il centenario della libertà della Lituania erano stati invitati i paesi che festeggiavano simili centenari. Sarebbero perciò venuti scrittori dalla Polonia, Estonia, Lettonia e Repubblica Ceca. Secondo quanto annunciava la stampa, ci sarebbero stati anche scrittori dal Regno Unito, Spagna, Germania, Israele e da alcuni paesi del Medio-Oriente come Iran e Oman. L’editoria italiana era completamente assente e Diego onestamente non sapeva se rallegrarsene o dolersene. Decise per rallegrarsene, vista la distanza che ormai lo separava dal suo paese, che gli pareva incolmabile. - Una volta eravamo italiani, ora non so più che paese, che etnia siamo…credo che ogni paese abbia il...

"Isole di felicità - Laimės salos" - Il regalo

Foto di Živilė Abrutytė  (instagram) Il testo fa parte del libro pubblicato da Edizioni La Rondine, Isole di Felicità - Laimės salos: https://www.ibs.it/isole-di-felicita-laimes-salos-libro-fabrizio-ulivieri/e/9788832268317 Les sentiments profonds signifient toujours plus qu'ils n'ont conscience de le dire [1] (Albert Camus) Liberarsi del passato non è facile. I pensieri sulla felicità per Diego erano una conquista. Per Rūta un prendere posizione nel mondo. Rūta lo faceva sottraendosi a tutto e rinchiudendosi in una sfera ristretta rispetto all’universo più vasto in cui viveva. Si sapeva posizionare bene. Diego invece lottava tra lo stare in un universo e passare in un altro e forse ritornare a quello di prima. Cercava di eliminare i pensieri sul mantenere in vita in qualche modo i genitori e al tempo stesso li fortificava. E quando gli parve di averli eliminati finalmente, di prepotenza loro si fecero di nuovo avanti come non volessero interrompere quel leg...

"Isole di felicità - Laimės salos" - Pinigųᶙ [1]

      Diego gali duoti man siek tiel pinigᶙ ?[2] Diego era sulla porta. Stava per uscire, già aveva messo il kuprinė [3] in spalla, aveva detto a Rebeka “Ciao!” quando lei gli si parò davanti e con l’aria furba che le illuminava la faccia aveva detto quella frase. Diego non aveva capito tutta la frase ma pinigᶙ sì, l’aveva capito bene. - Taip. Gerai. Atsiprašau. Neturiu labai pinigᶙ  [3]    - il suo lituano era da ridere, ma rispose meglio che poteva – ecco Rebeka, ho solo questi Si era frugato in tasca, aveva due euro e cinquanta. Guardò nel portafoglio. Vi era un biglietto da cinquanta euro, così le diede i due euro e cinquanta. - Veliau Rebeka, veliau duosiu tau daugiu pinigᶙ. Vakare. Gerai[4]? - Gerai. Ciau! [5] - Ciao Anche Diego cominciava ad accorgersi che le principesse stavano cambiando. Erano diverse. Goda, per esempio, che in passato litigava sempre con sua madre, era pigra totale e senza m...

"Isole di felicità - Laimės salos" - Sliding doors

Uno dei personaggi de “La peste” di Albert Camus è Jean Tarrou che aiuteràil dottor Rieux nella lotta contro l’epidemia e morirà alla fine del romanzo. E’ un personaggio misterioso: non ha moglie né figli, non ha un passato evidente (solo un passato che si rivelerà poco a poco). Camus ce lo descrive così “s’était fixé à Oran quelques semaines plus tôt et habitait, depuis ce temps, un grand hôtel du centre. Apparemment, il semblait assez aisé pour vivre de ses revenus. Mais, bien que la ville se fût peu à peu habituée à lui, personne ne pouvait dire d’où il venait, ni pourquoi il était là” [1] . Diego certe volte si sentiva come Tarrou. Non era ricco ma nel bene o nel male da alcuni mesi viveva senza lavorare. Qualcosa, dopo la morte di entrambi i genitori, era rimasto sul conto e suo fratello gli aveva inviato il cinquanta percento del rimanente. Rimaneva da decidere che fare con la casa. Venderla o affittarla. Dentro di sé avrebbe voluto venderla, avere settantamila o ce...

"Isole di felicità - Laimės salos" - Morte versus felicità (quantica)

Albert Camus all’inizio de “La Peste” dice che una maniera di fare conoscenza di una città è cercare come vi si lavora, come vi si ama e vi si muore. Vilnius non è una città comune, ha una personalità complessa, non facile da identificare. In inverno è di una malinconia struggente e in estate è di una malinconia dolce. E’ una città cosmopolita, ma un cosmopolitismo urbano e non selvaggio. Quasi cólto, educato, fatto di storia e di relazioni con il mondo fondate su ragioni economiche, politiche e sociali che si sono lentamente stratificate. Forse la parola “lentamente” descrive bene l’anima lituana. Ma “lentamente” non è indice di pigrizia ma di qualità. La vita ha il ritmo della natura, mai improvviso bensì regolato da cambiamenti che scivolano lentamente nel tempo. Vi si muore come si muore in altre parti del mondo, ma si vive più attaccati al denaro che alla vita forse. Si ama secondo il denaro, secondo il denaro si misura la portata dell’estensione affettiva e dei sentim...

"Isole di felicità - Laimės salos" - Dovilė Una minaccia alle felicità di Rūta

A Vilnius ci sono due grandi centri commerciali (ce ne sono molti in verità – ma questi sono i più grandi): Ozas e Akropolis. Rūta aveva sempre preferito Ozas. Un concept più moderno. Akrpolis a suo giudizio risentiva di un’idea vecchia di centro commerciale. Quando voleva svagarsi era andata a Ozas. C’era tanta gente. Tutti sembravano indaffarati. Sembravano avere un obiettivo, andare da qualche parte. Quando era lì sentiva forte il desiderio di essere felice. -     - Einu ᶖ Ozą. Aš irgi noriu būti laiminga [1] -  diceva a Goda e Rebeka quando decideva di andarvi Ma questo era prima, quando era sola e soffriva la solitudine. Quando si è soli vedere gli altri felici aiuta a annullare un po’ il proprio stato di infelicità. Solo ora, ora che aveva Diego, capiva quanto disperato fosse stato andare a Ozas per vedere gli altri felici. Ora non poteva andare da nessuna parte senza Diego, solo con Diego provava quello stato superiore di felicità per cu...