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Cultura italiana in Lituania: Nuostabieji Lūzeriai. Kita planeta "Meravigliosi perdenti. Un altro pianeta" un film del regista lituano Arūnas Matelis

C'e' un film in questi giorni nelle sale cinematografiche lituane che va alla grande: Nuostabieji Lūzeriai. Kita planeta "Meravigliosi perdenti. Un altro pianeta"del regista lituano Arūnas Matelis. Un film documentario sul lavoro oscuro e spesso drammatico dei gregari al Giro d'Italia. La storia del documentario e' molto semplice: non vi e' storia. Interviste a gregari durante degenze in ospedali o durante le terapie di riabilitazione, loro storie di vita, dialoghi quotidiani; un ciclista canadese filosofo che scala la montagna, si immerge nei torrenti ghiacciati, dorme all'aperto fra la neve ghiacciata; immagini drammatiche di ciclisti che scalano il Gavia fra la neve e il gelo. Il lavoro dei medici in macchina che curano i ciclisti caduti sporgendosi dal finestrino con il corridore a traino; immagini di cadute a terra con i atleti che soffrono (l'asfalto non è un luogo che accoglie - ti respinge, ti  è nemico: ti chiede subito di rialzart...

Marco Pantani - La distruzione di un mito (quinta parte)

Città di T*** 30 maggio 1999 “Mannaggia a’ morte! Scusate ma che me vulite fa’ ndurato e fritto? Ma avvocato gliel’ho già detto oggi il procuratore non può ricevere sta occccupaaato! Oh sant’Antonio…e finalmente avete capito. Oggi non riceve e non parla con nessuno!” Esposito riattaccò in malo modo il ricevitore. Mannaggia che iuornata! E questo santuuomo del procuratore! Mannaggia com’è cambiato negli ultimi tempi. Sempre più strano! Non sempra chiù chillo e’ primma. Isso a me mme pare un altro A me mme pare cagnato! Boh? E poi ‘sta mania del Giro d’Italia… Il procuratore P. era cambiato negli ultimi anni. Non era ancora quarantenne e aveva già tutti i capelli bianchi. Sotto gli occhi gli erano venute delle borse nere. E i suoi occhi avevano come per incanto cambiato colore. Da neri che erano, erano divenuti verdi. In procura si mormorava che avesse messo delle lenti a contatto di quelle colorate, come mettono gli attori. Il suo carattere era divenuto taciturno e irascibil...

Marco Pantani - La distruzione di un mito (quarta parte)

Firenze, ristorante La Grotta del mare Rocco 23 anni. Labbra carnose e piene. Sorriso dolce. Capelli nero-pece lunghi, ondulati. Occhi grandi e marroni. Naso leggermente camuso. Faccia fiera. Una tipica faccia meridionale. Rocco cameriere. Rocco respira dentro. Doloroso e sofferente respiro interno. La testa ondeggia su e giù. Dietro di lui solo colori. I colori vanno su e giù. La testa sembra stare ferma. Corre leggero, agile come una gazzella fra i tavoli. Musica in sottofondo. Leggeri mormorii dei clienti. “Rocco per favore mi porti il sale?” “Eccolo signor Grandi!” “Grazie Rocco!” “Prego! Ci mancherebbe” … “Rocco questo vino sa di tappo!” “Glielo cambio subito Baronessa!” “Grazie Rocco! Sei sempre così gentile tu!…” e gli fa gli occhi dolci, lei di sessant’anni. Rocco, ragazzo gentile e sorridente, giostra con i piatti in mano che sembra volare. Veloce, snello, una saetta che sfreccia fra tavoli e teste dei clienti. Interno cucina Rocco con una pe...

In salita vado forte per abbreviare l’agonia When the road goes uphill I sprint to shorten my agony (Marco Pantani)

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Marco Pantani - La distruzione di un mito (terza parte)

Agrigento 1999 Un gruppo di giovanotti svitati vestiti di nero si avvicinano seguiti da una telecamera con lo stemma del serpente. Il gruppetto s’insinua tra la folla. Botte spinte. Si fanno largo. “E’ vero Marco che ti dopi?” chiede uno di quei pazzi vestiti di nero sbattendo il microfono sui denti di Pantani. Marco ha una brutta reazione. Dice qualche parola irripetibile. Reagisce violentemente. La telecamera con il serpente filma. Il suo occhio spietato inizia l’opera di demolizione. Marco rientra in albergo. Gia prima dell’inizio del Giro la maldicenza si era messa in opera. Qualcuno aveva definito questo ottantaduesimo Giro d’Italia come il “il tour delle stazioni sciistiche”. Un Giro costruito su misura per lui. Marco rientra in albergo. Sente il peso della responsabilità sulle sue spalle. Ora sa che c’è un nuovo nemico da combattere. Ancora non sa spiegarsi quello che hanno fatto i gendarmi francesi al Tour l’anno prima. Li hanno presi come bestie. Li hanno trat...

Marco Pantani - La distruzione di un mito (seconda parte)

T our de France 1997, Alpe D’Huez Un respiro. Un respiro che diviene sempre più affannoso. Un piccolo punto. Un piccolo punto giallo-blu che sale come un missile fra mille altri colori ai bordi della strada. Il respiro diviene assordante. Insopportabile. Il puntino giallo-blu passa velocemente. Ritornerò quello di prima? Devo ritornare quello di prima! O salto io o saltano loro! Se mio nonno fosse qui a vedermi…oh nonno!…ma vincerò, vincerò per te! O salto io o saltano loro…ritornerò quello di prima?Devo ritornare quello di prima…ce la farò…? La testa pelata sale su come un automa ad una velocità impressionante fra due ali di folla che lo toccano, lo spingono, lo picchiano sulla schiena…Sale! Sale! Sale su come un missile! La strada è una bolgia. Il rumore esplode in modo infernale. Motociclette. Clacson. Macchine. Urla. Marco sale su fra un tributo di folla e di gloria. Sale su verso la vittoria. Amazon: Fabrizio Ulivieri Books and author...

Marco Pantani - La distruzione di un mito (prima parte)

Agli incubi Che mi rendono impossibile la felicità Non tutti forse sanno che nel mondo c’è un sotto-mondo, un mondo sotterraneo. Un mondo sconosciuto ai più. Un mondo che talora si rivela e che paurosamente, orribile, viene su. Viene su per far soffrire. Dapprima vagisce e si agita nelle fogne, nei tombini, nelle cloache, nei ristagni d’acqua ma poi cresce e si insinua, serpenteggia su per le tubature e viene in superficie. Viene su consapevole della sua forza a rapire, a distruggere e ad uccidere. Per anni, per decenni anche, se ne sta là sotto in attesa silenziosa di una nostra debolezza per infettarci poi col morso dei suoi esseri notturni, delle creature dei suoi incubi notturni. E’ come se laggiù sotto la superficie di questo nostro mondo se ne fosse partorito un altro. Come se invisibili cordoni ombelicali percorressero le nostre città da una parte all’altra alimentando inconsapevoli pedine del proprio veleno. Questo è il mondo del Male. Il Male quando affior...