Don Paolo aveva lasciato il carcere dove saltuariamente faceva il cappellano penitenziario e lavorava in un programma di deradicalizzazione, era ormai tardi, ritornava abbastanza di fretta alla parrocchia dove aveva la messa delle diciotto. Don Paolo non era come Papa Francesco. Non si metteva prono e annullava la cristianità in nome di un’ipocrita accoglienza di disperati. Quotidianamente conversava con islamici e cattolici e cercava di metterli in dialogo all'interno del carcere, di vincere le faziosità religiose e culturali che separavano i gruppi in carcere. Tanti di quei disperati che finivano in galera fuggivano dai loro paesi, non da guerre come volevano far credere i giornali e le televisioni ma in cerca di un Eldorado, per via di promesse che venivano fatte ad arte per alimentare una tratta di emigrati economici, e soprattutto ingrassare il business di cooperative che arricchivano chi le gestiva. Se questi immigrati quando arrivavano In Italia pretendevano il wi...
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