(foto Živilė Abrutytė) Silvano provò ad alzarsi. Voleva camminare. Voleva andare in camera, dove Sabatina dormiva. Era da poco ritornata dall’ospedale. Le medicine l’avevano stordita, anche se aveva una fibra forte. In vecchiaia era più ceduto lui, sia mentalmente che fisicamente, che lei. Lei era rimasta il toro focoso che era da giovane. Aveva perso in forza fisica ma non aveva perso in nulla riguardo alla volontà e alla cocciutaggine, che era forse addirittura aumentata. Silvano invece era ormai un cavallo azzoppato, molto azzoppato. La cui lucidità mentale appariva e scompariva. La cosa strana era che lui lo avvertiva quando non era lucido e faceva discorsi strampalati ma non poteva fare nulla per impedirlo. Apparteneva ad un'altra forza che era dentro e non poteva fermarla. E parlava e pensava per lui. Una forza su cui poi con un atto imperioso di volontà riusciva talora a imporsi e a ritornare se stesso. - Silvano, dove vai? – gli chiese la filippina. - ...
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