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Showing posts with the label Kierkegaard

Una linea d'uomini vecchia

  Mi chiamo Giorgio e sono nato felice in un freddo giorno d'inverno E nella vita ho vissuto beato. Eran d'oro i riccioli e eterno Parevo alla vita che venivo Fra ingenuo e timido alterno. Ho scoperto più tardi che soffrivo Ma mai una ragione ho trovato Solo angoscia che dentro pativo. E nel sangue che ho ereditato Come in Kierkegaard fu la macchia, Fu divino castigo, ho pensato. Di mio padre il tormento rispecchia  A stesso destino ha me cresciuto Lungo una linea d'uomini vecchia.

Succhi gastrici e effetti collaterali (Microstorie e microriflessioni in tempi di crisi) - La cantante

Stare in scena è una smania, un orgasmo che inizia già molto prima, appena stai dietro le quinte e aspetti. Una smania come prima di un viaggio tanto atteso. Come quando indossi un vestito comprato per far crepare d'invidia le pettegole. «Culo. Fica. Aria. Voce. Corpo» mi ripeto sempre prima di salire sul palco. Serro stretti i glutei. Provo una sorta di piacere tra le cosce e sento salire la voce da tutti i muscoli del corpo. La gente pensa che io canti con il cuore. Io canto con il culo e la vagina. Ma questo non lo sanno. Quando canto ho orgasmi. Per questo mi dicono che la mia voce ha timbri cupi, rari... ma non sanno nulla del suo parto. È frutto di orgasmi. È un ascensus che principia dal piacere. È sporca di umori. Mi rende lupo. Mi rende regina. Mi dà la forza attraverso l'arroganza della scena. La carne è incompatibile con la modestia: l'orgasmo fa di un santo un lupo. Amazon: Fabrizio Ulivieri Books and author page ...

Succhi gastrici e effetti collaterali (Microstorie e microriflessioni in tempi di crisi) - La santità della disperazione

“No se muera vuestra merced, señor mío, sino tome mi consejo y viva muchos años, porque la mayor locura que puede hacer un hombre en esta vida es dejarse morir, sin más ni más, sin que nadie le mate”  (Don Quijote) La disperazione è una sirena. La sua voce incanta e attira il naufrago verso il suo letto di onde cullanti. “Aujourd’hui maman est morte. Ou peut-être hier, je ne sais pas”   (A: Camus   L’étranger ).  Parole terribili di una solitudine disperante su questa terra. Le più terribili che siano mai state scritte. Un grido che nessuno sente. La visualizzazione immediata di uno stato assurdo. E-straniamento senza via di uscita. Eppure una beatitudine entro cui abbandonarsi quasi felice di quell’e-straniamento. Di una consapevole distanza dal mondo che ti esclude per sempre, che intacca, crudele, ogni tuo progetto di vita. La disperazione è in fondo santità del proprio stato di abbandono. «Sono finito in questo letto di onde che mi cullano. Potre...