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Showing posts with the label Empoli

Empoli addio

  L'ultima volta che ti ho visto, mamma. Seduta eri e gelava il dolore Gli occhi duri e le labbra strette Ti ricordo cosí nel mio amore. Mi guardavi partire - interdette Le mani e i tuoi capelli radi. Ferma stavi e parole non dette A dire per rabbia muta or evadi - Vado a morire - infine mi dici - Tu che a me la vita mi diradi Dal tuo essere mi maledici Mi lasci qua,  a parte, a morire. Sola vecchia e piena di cicatrici. Tu alla vita vai e non vuoi capire Che nel cuore il mio dolore provi. Vai e di Empoli non vuoi più udire. Ma verrà poi il giorno che ti ritrovi Che me vedrai ancor qui da sola E nel ricordo tardi ti commuovi.

Fu bella nostra storia quelle sere

  Τῇ Κλαυδίᾳ ἀεί ἡ καρδία μου Fu bella nostra storia quelle sere Al Porcellino le cene insieme Un nonno, il tuo, che non voleva Alla sua tavola te con noi stare E morirò io con quella storia Negli occhi e nel cuore viva Di carne e spirito io te uniti In gioia che già non sapeva Il giorno che divisi e lontani vissuti avremo e mai il cuore però sciolto confuso sarebbe unica memoria di corpi segnati Al Porcellino d'amore indiati ancora oltre la vita in un portento Nel bene oltre il male già m'addentro E lascio la carne che mangia l'anima. -------------------- Il Porcellino, un ristorante che si trovava al Centro Unicoop Firenze di Empoli

Silvia - un incontro per caso sulla scena della vita

L'avevo sognato quell'incontro. Nello stesso modo che avvenne. Avevo sognato che camminavo un giorno e una ragazza che somigliava a lei, a Silvia, mia figlia, passava camminando. Quel giorno. Silvia, Silvia! - io la chiamai, nella luce di quel giorno. Ma lei non mi sentiva. E allora la chiamai più forte: Silvia!! Finalmente, lei, si girò. Si girò e guardò infine. E poi mi ero svegliato. Ma fu così che avvenne, nello stesso esatto modo. Un anno dopo, quasi. In piena estate, in un caldo che mi schiacciava a terra, cercavo un bar, dove potessi bere un caffè. Se bevevo un caffè mi sarei ripreso. Altrimenti non so, poteva essere che sarei mancato. Svenuto. Caduto per terra. Ma sono difficile nello scegliere i bar. Non posso entrare in ogni bar. E mentre giravo per Empoli alla ricerca del bar che mi piacesse, la vidi. Che strano ritornare nella stessa città dove sei praticamente cresciuto e vissuto, dopo tanti anni. Dopo gli anni soprattutto che hanno sconvolto il mondo in modo mesch...

Gli ultimi giorni - suoi

In memoria di Sabatina Schiavetti (mia madre) era la sua poesia dormire e grigia eresia era il suo essere a quel modo di dire senza approdo di parole sulla carta ma arta si appoggiava e creava nel sonno di poetessa sommo e quasi profetessa pontificava da quel seggiolone ove abitava le ore del giorno all'ombra di un uomo brontolone che negava la sua maniera di essere ciò che era ironica ma veritiera e di manifestare al mondo che lei ancora era - viveva e nella vita ancora credeva con la morte che accanto le cantava lugubre il canto e le speranze rendeva solo pianto Follow me on Substack

Un giorno d'inverno (Silvia vede il fantasma del padre e di se stessa piccola)

  Posto qua, ancora un breve capitolo dal mio libro "Essere mio padre" in fase di scrittura. La storia di una figlia che una volta, quando era piccola, era molto attaccata al padre. Poi, tantti anni dopo, il padre lascia l'Italia e si sposa. La figlia, nemmeno lei capisce bene in definitiva il perché, ma decide di interrompere i rapporti con il padre. E un giorno, anni dopo, riceve un'email, in cui il padre le dice di volerle tanto bene e che le è mancata molto. Lì per lì la figlia non vi presta attenzione, ma una domenica mattina mentre lava le tazze del caffè una voce gli fulmina il cervello. E' morto. E' morto. Dalla scoperta della morte del padre qualcosa si impossessa di lei. E più passa il tempo e più lei si sente cambiare, cambiare per divenire sempre più somigliante al padre. Per essere suo padre. In questo capitoletto che posto. la figlia vede il fantasma di suo padre e quello di se stessa di quando era piccola. Un giorno di inverno Silvia guidava la ...

Il giorno che l'Italia Morì - Romanzo Morale su uno Stato mai Sovrano

Un romanzo sull’Italia, che va dall’ 8 settembre 1943 all’agosto 2017. Un romanzo che ha la tecnica del romanzo ma mischia l’analisi del saggio. L’Italia è protagonista di questo romanzo. Sabatina, casalinga, e Silvano, politico, milita nel PSI a fianco di Bettino Craxi, accompagnano le vicende di quella Italia. Le loro vite si muovono deterministicamente inviluppate alle vicende stesse dell’Italia, sebbene ritengano che le loro vite abbiano autonomia e volontà individuale, rispetto alla storia d’Italia. Sebbene inconsciamente ritengano che la loro storia, siano essi stessi a determinarla. Un romanzo che cerca la morale, il coraggio e l'onore nella vita in modo esplicito attraverso un romanzo-saggio. Può essere letto in anteprima in modo integrale su Academia.edu:  https://www.academia.edu/42083218/Il_giorno_in_cui_lItalia_mor%C3%AD

1992, il Panfilo Britannia

Questo è il paese alla rovescia, dove le persone per bene, gli onesti, vengono perseguitate e le cricche, diciamo, premiate come …beh questo è un segnale devastante. (Elio Lannutti – giornalista e politico)  La prima cosa che fece Sabatina fu di prendere la bicicletta che da anni teneva in cantina e sulla quale mai era più salita. Da anni non vi era più salita sopra e, infatti, all'inizio cominciò a traballare. Ma dopo una trentina di metri fu come se la memoria le ritornasse e andare in bici fu di nuovo la cosa più naturale del mondo. Spingere i pedali non fu difficile. Era così grande la rabbia dentro che a ogni pedalata sembrava volare. Da casa all'ufficio vi era la distanza di un paio di chilometri. Si sentiva un gigante. Si sentiva di un altro mondo, tanta era la forza che aveva dentro. La forza immensa della rabbia. Silvano aveva tradito lei e i figli, era una vergogna alla sua età. La vergogna era più scandalosa perché l’aveva tradita con una ragazza del...

Gli ultimi giorni in questo mondo (da "Il giorno che l'Italia morì")

(foto Živilė Abrutytė) Silvano provò ad alzarsi. Voleva camminare. Voleva andare in camera, dove Sabatina dormiva. Era da poco ritornata dall’ospedale. Le medicine l’avevano stordita, anche se aveva una fibra forte. In vecchiaia era più ceduto lui, sia mentalmente che fisicamente, che lei. Lei era rimasta il toro focoso che era da giovane. Aveva perso in forza fisica ma non aveva perso in nulla riguardo alla volontà e alla cocciutaggine, che era forse addirittura aumentata. Silvano invece era ormai un cavallo azzoppato, molto azzoppato. La cui lucidità mentale appariva e scompariva. La cosa strana era che lui lo avvertiva quando non era lucido e faceva discorsi strampalati ma non poteva fare nulla per impedirlo. Apparteneva ad un'altra forza che era dentro e non poteva fermarla. E parlava e pensava per lui. Una forza su cui poi con un atto imperioso di volontà riusciva talora a imporsi e a ritornare se stesso. - Silvano, dove vai? – gli chiese la filippina. - ...

Una repubblica a sovranità azzerata

Voleva capire meglio dove portava quella direzione che aveva intrapreso. Voleva conoscere meglio i fatti che fino ad ora gli erano rimasti nascosti. Così passò quella notte di tregua, quell'armistizio, che il padre gli aveva tacitamente concesso ad approfondire il soggetto in internet. Che gli importava di dormire? Non aveva dormito per mesi. Anzi per anni. Da almeno due anni e mezzo dormiva la media di tre o quattro ore per notte. Che avrebbe cambiato una notte insonne in più? Da quando suo padre aveva subito un ictus ed era caduto per terra rompendosi il femore, in quella casa non si era più vissuto un giorno di pace. Non che prima vi fosse pace. Con suo padre non vi era mai stata pace. Vivere con lui era una vita percorsa da un continuo sisma di intensità variabili, ma costantemente attivo e con pause pressoché impercettibili. Nel suo navigare da un sito all'altro finì su un video: L'Orchestre noir , l' inchiesta di una TV francese precisa, dettagliata, anato...

Una nuova vita

— Vado a lavorare per la Camera del Lavoro, alla UIL. Mi ci manda il partito. — Che partito? — Il PSDI, Partito Socialista Democratico Italiano. — Ma che partito è? — Partito Socialista, diverso dai comunisti. Non abbiamo nulla a che fare con loro. — Ma che lavoro è? Lavorare per un partito è un lavoro? — Sí, è un lavoro. — Ti pagano? — Sí, mi pagano. dodicimalire al mese. — Dodicimalire? — Sí. — E come farai con Sabatina? — Ce la faremo. — Ora avete anche un figlio... — Ce la faremo. — Ma qui c’è la terra. Ci siamo trasferiti a Montelupo. Abbiamo tutta questa terra. E tu mi lasci solo, me e Ida a lavorare tutto da soli. Porca M…a! Ma ti ha dato barta il cervello? — Fai come ti pare. Io la terra non la voglio lavorare più. E poi è terra questa? Tutta sassi e mattaione [1] . Ti ricordi l’anno scorso gli olivi? Che annata! Erano pieni. Mai visti olivi cosí pieni. Poi è arrivata la gelata e tutto è andato perso. Ma che senso ha una vita cosi. Porcodd…o! E poi in e...

I comunisti sono peggio dei fascisti

Questo capitoletto è  parte del mio romanzo  "Il giorno che l'Italia morí" . L'intero romanzo si trova in Academia:  https://www.academia.edu/es/42083218/Il_giorno_che_lItalia_mor%C3%AD                                                           — Vado a lavorare per la Camera del Lavoro, alla UIL. Mi ci manda il partito. — Che partito? — Il PSDI, Partito Socialista Democratico Italiano. — Ma che partito è? — Partito Socialista, diverso dai comunisti. Non abbiamo nulla a che fare con loro. — Ma che lavoro è? Lavorare per un partito è un lavoro? — Sí, è un lavoro. — Ti pagano? — Sí, mi pagano. dodicimalire al mese. — Dodicimalire? — Sí. — E come farai con Sabatina? — Ce la faremo. — Ora avete anche un figlio... — Ce la faremo. — Ma qui c’è la terra. Ci siamo ...

Presentazione di "Rugìle" alla Libreria Todo Modo di Firenze - "La migliore delle librerie indipendenti d'Italia"

Libreria Todo Modo di Firenze - "La migliore delle librerie indipendenti d'Italia" - Via dei Fossi, 15/R, 50123 Firenze Sabato 21 ottobre, 2017, ore 10,30 Presentazione di "Rugìle" L' erudita editore, Roma, 2017 di Fabrizio Ulivieri Il romanzo è stato definito come la sfida italiana a "Cinquanta sfumature di grigio" di E. L. James (pseudonimo della scrittrice Erika Leonard). Una presentazione sicuramente da non perdere. "Rugìle" si legge tutto d'un fiato. La storia è veloce e concentrata sui rapporti tra un italiano di mezza età, che vive a Firenze, e diverse donne straniere. Una di queste amanti è quella che darà il titolo al libro per la forza tragica con cui affronta la vita e il sesso: Rugile. Molto singolarmente il personaggio maschile, che non è mai nominato in tutto il romanzo, è fortemente attratto da donne giovanissime e odia le rughe e le donne della sua età, come se rifiutandole lo facesse rimanere gi...