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La forza dell'amore

Ultimamente Silvia, quando era a casa, passava molto tempo alla finestra di camera, quella dei bui giorni di novembre, guardando giù verso la valle dell’Arno. Era il suo nuovo modo di interrogarsi. Di porsi le domande e cercare le risposte. E le cercava giù nel profondo della valle dove si congiungeva all’ampia ansa dell’Arno che in quel punto si piegava, rallentando la corrente. E così i suoi pensieri si allentavano in quella stessa piega. Stava in tale postura cercando di mettere insieme i pensieri che giravano lenti e difficili da selezionare. Perché stava lì? Nemmeno lei lo sapeva. Ma evidentemente era un luogo che si adattava a quel tipo di pensieri che ora aveva. Non si può pensare certe cose in ogni posto, indifferentemente. Certi luoghi favoriscono certi pensieri. Li portano a maturazione. Ne aiutano il compimento. E forse stava lì per quello, per maturarne alcuni che nascevano in lei per la prima volta, che si concentravano tutti su quell’ansa del fiume che piegava a destra e ...

Firenze - una dèa schifiltosa

Il caldo, la folla, i colori e i suoi odori.  I tramonti che ti lasciano senza fiato. E i ponti, il fiume placido, il caldo afoso e cocente dell'estate. I colori e le luci pastello e la mitezza in inverno. I colori delle vetrine, l'odore fresco e piacevole della vita in inverno. E la tramontana gelida che ti entra nelle ossa, e mulina ai crocicchi. In inverno. Eppure mi soffocava quella città. E l'ho amata tuttavia e l'ho odiata quella città. La città della mia vita per lunghi e interminabili anni, dei miei amori, delle mie sofferenze , delle mie rade gioie. Di un lavoro monotono ed inutile. Per lunghi e interminabili anni. Delle speranze e delle illusioni che si sovrapponevano alla disperazione del vivere in tanta bellezza e non sentirsene parte. E come ricorda Palazzeschi le "scalinate, dunque, o strade così ripide il cui nome basta a rivelarne il carattere: Costa Scarpuccia, Erta Canina, Rampe di San Niccolò..." Quella era un'altra parte indimenticabile...

Il rapimento

A volte ritornano, senza spiegazione, i fantasmi. E quando meno te lo aspetti ecco che il passato a cui piú pensi di interessare ti cerca. E ti vuole. E magari ti rapisce. Fui rapito, infatti, non so come, ne da chi. Non saprei. Fu una forza che mi prese, come nei sogni, e in un attimo mi ritrovai migliaia di chilometri lontano. E' difficile crederci, lo so. Ma fu così. Mi ritrovai alle pendici di un monte che conoscevo, dove avevo vissuto molti anni prima. Il monte Albano. In un piccolo villaggio di nome Artimino, sulla collina che divide la provincia di Prato da quella di Firenze e da lassù si gode la vista della valle dell'Arno, che viene giù da Firenze e corre verso Pisa. Era forse settembre. A giudicare dall'odore delle piante e dal colore della luce vespertina, doveva essere settembre. Al più tardi i primi giorni di ottobre. Beh, lo confesso, la meraviglia fu tanta. E provai gioia ad essere lì. Il posto è bellissimo. Mi ricordai del ristorante, Biagio Pignatta, dove...

4 novembre 1966

Già lo sentimmo venire nel vento d’agosto, nelle pioggie di settembre torrenziali e piangenti, e un brivido percorse la terra nuda e triste (Vincenzo Cardarelli) Da giorni pioveva. Eppure non era freddo, anzi le temperature tendevano ad alzarsi. Ma Fabrizio era felice. Sua madre gli aveva comprato un vestito nuovo. Il giorno dopo, il 4 novembre, festa delle forze armate, lo avrebbe messo. Sarebbe andato alla messa a Montelupo con il vestito nuovo. Quasi toccava il cielo con un dito per la felicità. Voleva farsi vedere agli amici con il vestito nuovo. La pioggia continuava a cadere incessante. Una pioggia spessa, pesante, che non dava respiro e aveva il senso dell’imminenza, di un voler annullare ogni creatura che era sotto quello strato di acqua senza fine. I fiumi principiavano a preoccupare in tutta la Toscana. Da Firenze arrivavano le voci che l’Arno era grosso e cominciava a far paura. Anche a Montelupo, punto di confluenza fra la Pesa e l’Arno, si cominciava a...