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LORIS

Foto Živilė Abrutytė Loris per anni aveva tenuto il profilo basso. Il silenzio era stata la sua scelta. Difficile decifrare quel silenzio, quella scelta. Di sicuro era la scelta di uno che voleva esprimere un dissenso. Dissenso verso suo padre in primis, verso sua madre e verso suo fratello. Un dissenso dignitoso, mantenuto con contegno. Che lo teneva lontano dalla sua famiglia di origine e dalle vicende di lei. Un dissenso anticipatorio. Che pareva quasi prevedesse quello che sarebbe stato dopo la fine. Che riguarda sempre l'oblio. L‘esser dimenticato da tutti, a parte i pervicaci che si ostinano a voler ricordare. In qualche maniera presentiva quella che sarebbe stata la fine. E sapeva che l'oblio sarebbe stata la fine di tutte le vicende. L‘oblio è simile a una processo neotenico che mantiene alla fine ciò che era nell'individuo fin dal principio. Nato dall'oblio ritorna all'oblio. Loris più di altri avvertiva la forza di quel processo neotenico....

Gli ultimi giorni in questo mondo (da "Il giorno che l'Italia morì")

(foto Živilė Abrutytė) Silvano provò ad alzarsi. Voleva camminare. Voleva andare in camera, dove Sabatina dormiva. Era da poco ritornata dall’ospedale. Le medicine l’avevano stordita, anche se aveva una fibra forte. In vecchiaia era più ceduto lui, sia mentalmente che fisicamente, che lei. Lei era rimasta il toro focoso che era da giovane. Aveva perso in forza fisica ma non aveva perso in nulla riguardo alla volontà e alla cocciutaggine, che era forse addirittura aumentata. Silvano invece era ormai un cavallo azzoppato, molto azzoppato. La cui lucidità mentale appariva e scompariva. La cosa strana era che lui lo avvertiva quando non era lucido e faceva discorsi strampalati ma non poteva fare nulla per impedirlo. Apparteneva ad un'altra forza che era dentro e non poteva fermarla. E parlava e pensava per lui. Una forza su cui poi con un atto imperioso di volontà riusciva talora a imporsi e a ritornare se stesso. - Silvano, dove vai? – gli chiese la filippina. - ...