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La carne che non muore (VI) - Visita al cimitero di Livorno

-   Davvero mi accompagnerai? – chiese Antonio. - Non ti abbandonerò, amore mio. Verrò con te al cimitero. - Vi faccio preparare qualcosa da mangiare, Eccellenza? – chiese una delle cameriere. - Non ho fame – rispose Antonio. - No, amore – intervenne Eleonora – qualcosa devi mangiare...sei così pallido. Ed è da quando aspettavamo la coincidenza a Firenze che non hai più mangiato niente. E anche io mi sento debole, se non mangio qualcosa potrei svenire.  Antonio la guardò.  - Non voglio che tu stia male, luce dei miei occhi. Mi hai accompagnato in questo viaggio. Sarai stanca e immagino affamata. Ti ho sottoposto a tante fatiche. Attesero fino a che una donna li accompagnò in una stanza vicina dove era stata imbandita una piccola tavola, con formaggi, salumi e frutta. Antonio mangiò pochi bocconi, Eleonora spilluzzicò un po’ di tutto ma poco di tutto. Entrambi sentivano di avere un nodo alla gola e non riusc...

La carne che non muore (III)

La carrozza procedeva lungo il mare. Si intravedevano dei velieri al largo. Il mare nonostante fosse inverno era piatto e lucente. Era una giornata piena di luce. Eleonora si sentì sollevata a vedere il mare che le procurò una apertura al cuore che la gelosia per la sorella aveva oppresso e chiuso. - Senza mia sorella non so se avrei finito l' Accademia. Forse avrei abbandonato. La vita militare non mi piaceva – continuò Antonio quasi stesso solo parlando a se stesso – e senza il suo amore non avrei potuto finirla. Per un po’ è venuta a vivere a Torino. Te l’avevo detto? Ha preso in affitto un appartamento vicino all’Accademia, per starmi vicino. - Ma perché ha fatto questo? – chiese Eleonora un po’ annoiata da quella sorella angelo. - Perché nostra madre quando è morta le ha chiesto di essermi vicino. “Cerca tuo fratello. E per tutto l’amore che io ti ho portato aiutalo. Io so che tuo fratello è debole e senza il tuo aiuto non riuscirà a fa...

La carne che non muore (II)

Antonio andò con il pensiero all’ ultima lettera ricevuta dalla sorella, in cui gli riferiva di avere bisogno del suo aiuto. La lettera assomigliava ad un grido di soccorso senza menzionarne le ragioni. Una lettera misteriosa per certi versi. Antonio sarebbe voluto correre subito in soccorso se i suoi impegni militari non lo avessero trattenuto lontano con la compagnia dei bersaglieri impegnati a rastrellare il massiccio dell’Aspromonte. Era poi dovuto rientrare a Torino con il plotone per chiedere una licenza speciale. Eleonora si era da subito manifestata contraria ad accompagnarlo. Aveva da subito sospettato che fosse gelosa. Ed ora ne aveva la conferma. - Ti vedo preoccupato Antonio? - Penso alla lettera di mia sorella. E’ passato più di un mese. Non ho più avuto notizie da allora. Non vorrei che fosse successo qualcosa. - Sta i tranquillo amore mio. Tutto sarà bene. In fondo anche io desidero conoscere questa tua sorella che è capace di impe...

La carne che non muore (I)

Livorno, una città della Toscana, che ad arrivarci avevi il dubbio di essere in Toscana. Livorno, Marina di Pisa, Tirrenia, Calambrone potevano far dubitare di aver forse varcato una frontiera venendo da Firenze. I due sposi, eccentrici si poteva definirli dall’abbigliamento, scesi dal treno poggiarono le valigie sul binario guardandosi attorno, in attesa di un facchino. E forse il loro stupore aveva quella radice, di essere pervenuti in un mondo diverso da quello da cui erano partiti. Lui indossava un paltò a doppio petto grigio fumo di Londra. Il bavero era sormontato da una pelliccia nera. Nell’ampia tasca sinistra teneva arrotolato un quotidiano. Dal bavero si intravedeva il colletto rigidamente inamidato di una camicia bianca a cui era annodata una cravatta grigia a pois bianchi. Sotto il cappello a falde ampie spuntava un faccia piena e rotonda, il cui mento e labbra erano ricoperti da una barba nera a forma di pizzetto. Gli occhi erano neri e spiritati. Si guardavano attorno...