Skip to main content

Posts

Showing posts with the label onore

E' ora di cambiare la narrazione e la resistenza

  Le manifestazioni come forma di opposizione sono giuste e devono essere continuate, soprattutto manifestazioni pacifiche in cui possano partecipare famiglie intere senza soffrire danni. Manifestare e cercare lo scontro con la polizia a mani nude è quanto più di stupido ci possa essere. Non ne trovo il senso. Come puoi scontrarti a mani nude con chi ha tutti i mezzi e la preparazione fisica e tecnica per sopraffarti? E' totalmente insensato. Siccome ancora rimane un po' di democrazia è giusto che le manifestazioni siano pacifiche e sicure perché possano garantire la partecipazione del maggior numero possibile di persone. Detto questo si capisce che le manifestazioni pacifiche non portano a nulla, in termini di cambio di posizioni politiche all'interno dei governi. L'esempio più eclatante è la Francia. Mesi di manifestazioni non hanno portato il benché minimo cambiamento. Quindi si impone una revisione dei modi di manifestare. Si devono trovare anche altre forme di mani...

Sinossi di "Il giorno in cui l'Italia morì" romanzo in progress

L' 8 settembre 1943 è una singolarità. Il punto culmine in cui tutti i mali dell'universo Italia dall'Unificazione fino a quell'8 settembre implodono per poi riesplodere in un nuovo universo in cui le vecchie forme dello stato unitario vengono ricomposte partendo da due strutture semplici che sono la perdita dell'onore e della sovranità , entrambi azzerati e rimasti come tali fino ai giorni presenti, caricandole poi di plustrutture che non riescono comunque a modificare quelle di partenza. Questo è il senso analitico del romanzo "Il giorno in cui l'Italia morì". Attraverso un percorso binario 1-0 (Sabatina e Silvano dal 1943 al 2018) e 0-1 (Sabatina e Silvano dal 2018 al 1943) si dipana la storia d'Italia fra pubblico e privato.

La lingua dell'onore

A novantaquattro anni Silvano cercava solo di resistere. Di forzare il fisico a fare quello che non poteva più fare e la mente di conseguenza aveva difficoltà a stare al passo della volontà. Sabatina era confinata ad una sedia a rotelle. Camminava poco e a malapena. Era troppo grassa. Tante volte glielo aveva detto che doveva dimagrire. — Io grassa? Ho solo lo stomaco gonfio — rispondeva. Lei non si vedeva grassa. Tutt’altro. In quella nebbia di vecchiaia che gli avvolgeva il cervello (pressione alta, prostata, vene varricose, medicine in quantità industriale) cercava di trovare la strada. Di riorganizzare la sua visione che sentiva spengersi. Aveva capito che se si spengeva quella visione avrebbe perso contatto con il resto del mondo. Era l’ultimo legame fra lui e il mondo fuori, quella visione. E aveva lottato negli ultimi anni per mantenerla. Fino al crollo di Craxi era stato un leone. Un cavallo da battaglia, una bestia. Uno che non mollava mai. Che tornava da Roma la notte ...