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Marco Pantani - la distruzione di un mito (nona parte)






Tour de France 2000, Mont Ventoux

Ce l’ha lì davanti. Lo guarda da dietro.
Com’è possibile che uno scenda all’inferno e poi risalga?
L’inferno rigenera?
Potevo accettare anch’io quel giorno ad Agrigento?
Potevo scendere anch’io all’inferno e risalire?
Ma l’inferno mi ha buttato giù…
L’americano allunga. Il gruppetto si assottiglia. Marco sente che le gambe tengono. Prende fiducia.
L’americano allunga ancora e stavolta fa male. Vede Ullrich alzarsi sui pedali, cosa strana per lui. Vede la smorfia di dolore di Virenque.
Ma tengono. Anche Marco tiene.
L’americano pedala su con un’andatura indemoniata.
Gli altri soffrono ma tengono.
Marco sente che quell’andatura non è più sostenibile.
Perché deve sempre vincere il male?
Perché il male sembra sempre più forte del bene?
O salto io…o saltano loro!
Nonno ci sei?
Marco comincia a perdere terreno.
Da dietro vede i culi di Virenque e Ullrich allontanarsi.
Quello è il momento più brutto per un ciclista: quando pedali e vedi gli altri che si allontanano da te e vanno via su, sempre più su.
O salto io o saltano loro!
Nonno ci sei?
Stringe i denti. Sbuffa. Si alza sui pedali. Stringe i denti.
Si alza ancora sui pedali.
E’ un boato.
Gente che gli corre di lato. Gli urla in faccia e non capisce cosa.
Vede le loro facce urlargli, alitargli sul volto.
Gli urlano. Ma che gli urlano?
Ti urlano il loro amore Marco!
Marco riconosce quella voce.
Allora ci sei! Allora ci sei!
Allora io non salto, saltano loro!

Si alza ancora sui pedali.
Intorno è un nugolo di moto, di flash, di telecamere. Un inferno di gente che urla, salta. Gli dà pacche sulle spalle. Lo spingono, lo spingono con il loro amore!
Uno gli corre davanti con uno striscione: 
We want Pantani back!
Pantani is back!
Ormai ha ripreso il gruppetto. Li passa e si mette in testa.
Vede la faccia sofferente di Ullrich. Vede quella di Virenque che è una maschera di dolore.
Vede l’americano sorpreso.
Pantani is back!
L’inferno questa volta non ce la farà.

Imprime delle accelerate spaventose. Terribili. Micidiali.
Si volta e vede Ullrich che arranca a trenta metri. Virenque ormai lontano.
L’americano gli sta sulla ruota, ma è una sfinge.
Marco sente la gamba che gira. Si alza e questa volta la rasoiata è tremenda. L’americano vacilla. Tentenna. Arranca. Ha subìto. Comincia a perdere terreno. Si stacca.
Marco si volta. E’ sicuro di staccarlo.
Non crede ai suoi occhi:
c’è qualcosa dietro la schiena dell’americano. Qualcosa si trasforma nell’americano.
Sente di nuovo quell’odore di marcio che lo perseguita da quel giorno.
E’ una cosa informe. Nera. Che avvolge il corpo dell’americano e sembra proteggerlo. E’ come un mostro che gli nasca di dentro. Che provenga da dentro, che gli fuoriesca dal sudore, dalla pelle, dalla carne…dall’anima.
Oggi il male non vincerà Marco. Oggi vincerai tu!
Oggi sono troppo pulito perché tu possa vincere maledetta bestia!



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