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La visione transumanista delle mie storie



Come scrivo le mie storie?
Le sento innanzitutto. Non riesco a scrivere una storia se non la sento.
Quando dico che la "sento" dico che la sento prima di tutto negli intestini. Nella parte bassa del ventre. Mi prende in quel punto e mi spinge a scrivere.
Non posso cominciare scrivere storie con la testa. Nemmeno con il cuore.
Esagerando direi che comincio a scrivere di culo, con la merda degli intestini, dove risiede la rabbia, la violenza della scarica intestinale, il "Wille" di schopenhaueriana memoria.
Che poi le storie si nobilitino per lo stile e il contenuto è un fatto a posteriori. Un elemento culturale. Un processo narrativo che procede a strati.
È quasi un cambio transumano il passaggio dalla parte piú buia, profonda, batterica e violenta e meno comprensibile del corpo alla luce della mente organizzatrice e alla passione del cuore.

Nel suo aspetto tal dentro mi fei,
qual si fé Glauco nel gustar de l’erba
che ’l fé consorto in mar de li altri dèi. 

Trasumanar significar per verba
non si poria; però l'essemplo basti
a cui esperïenza grazia serba
(Paradiso Canto I)


Così da quella materia melmosa e merdosa io transumano alla pagine e do vita a storie che già sono radicate (e chiedono la luce) dentro di me.

"Succhi gastrici e effetti collaterali" è il miglior esempio di transumanesimo dall'intestino alla pagina.
In "Rugíle" (Erudita - Giulio Perrone editore, Roma, 2017) l'apriori della storia risiede nella parte "piena" del basso ventre, ovvero nel sesso e nel suo potente imput che viene rintracciato più in profondità oltre il buio e oltre il mondo batterico che popola l'intestino fino al mondo delle particelle quantiche e degli universi interi.
In "Cecilia 2.0", edizioni dell'Asino Rosso (ebook) Ferrara 2017, l'imput alla disposizione esistenziale è ricavato dalla capacità alimentativa che variando varia tutto l'assetto della struttura fisica e spirituale, per cui un'aliena in missione per il Deep State americano a Firenze si muterà in umana e acquisirà la capacità di amare in virtù di una diversa composizione intestinale generata da una diversa alimentazione.
In "Amore Šaltibarščiai e pomodori rossi: Biografia di un amore dall'interno", previsto in uscita a giugno 2018, la connessione di basso ventre è in bilico fra l'amore, la maniera storicamente appresa di amare, e il mondo quantico che costituiscono le due singolarità da dove l'amore inizia e finisce riconoscendosi in esse. Esiste un transumanesimo in bilico in questo testo.
In "Isole di felicità - Laimes salos" (attualmente in stesura) la felicità si attua per sottrazione contrazione e recessione dal cuore al basso ventre che domina la vita umorale dell'individuo.
Nel mio caso non sono, secondo pirandelliana concezione, i personaggi che cercano l'autore ma l'interiorità fisica dell'essere umano che grida all'esistenza, al suo diritto di esistere e di affermarsi in un mondo (universo/universi) che tendono a disconoscere la sua singolarità, in quanto l'essere umano si sente inizio e fine di se stesso e come tale vuole riconoscersi rispetto all'universo (universi).
E questo bisogno di riconoscersi come singolarità rispetto agli universi genera le mie storie.




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