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Ebook "CECILIA 2.0" - POSTFAZIONE di Roberto Guerra (edizioni Roberto Guerra)





Fisica e sessualità caratterizzano la parola speciale di Fabrizio Ulivieri, scrittore di particolare equilibrio narrativo e “outsider” rispetto certa narrativa contemporanea liquida e evanescente.

Come in romanzi quasi saggi del recente passato, Ulivieri ha il raro dono di mixare erotismo ai limiti del porne (ma nell'accezione “classica) con una cifra di scrittura non solo raffinata e vellutata, anche colma di “significanti” colti: ad esempio giocando sul titolo della protagonista, la misteriosa diversamente cat woman Cecilia, in questo breve racconto squisitamente 2.0, il menu è come una Sofia tutta da disvelare letteralmente.

Ambientato nella Firenze eterna città d'arte renaissance, tra erotismo alla Bataille dell'era digitale e un micro noir a metà tra gialli e spionaggio all'americana e witz vagamente fanta alieni, Cecilia, dalla paleoindustriale Detroit, in missione segreta dagli Usa e addestrata come un robot femmina smarrisce i suoi rigidi algoritmi operativi e quasi colpita dalla Sindrome di Stendhal s'innamora innestando complicazioni fatali.

Come accennato trionfa la sublime superficie di un Wilde nei significanti concettuali dell'autore, capace di conciliare con leggerezza intrigante passaggi quasi alla Bukowsky e citazionismi complementari e strutturali di Aristotele e Lao Tze, oltre a una sorta di password incipit di Noam Chomsky!

Va da sé la parola in certo senso cibernetica virtuosa di Ulivieri evoca persino il Tao della Fisica celeberrimo di F. Capra, come una app compressa e “seminale”: una “pornologia” della vita quotidiana fiorentina, a volte quasi atemporale, quasi brecce, appunto, dal/nel rinascimento, oppure certo primo novecento.

La scansione del racconto è essenzialmente visuale, cinematografica e persino video: non fosse per l'archetipo in primo piano di Firenze, Ulivieri non sembra un autore italiano, semmai anglosassone e dalla parola simultaneamente piena e minimalista alta, vocali e consonanti frullano come un minimum maximum e viceversa.

In pillole e riassumendo e come già evidente nei suoi precedenti lavori, Ulivieri fa narrativa scientifica, senza fare fantascienza se non in senso laterale, nello specifico percorso letterario in Italia distante secondi-luce dalle parole vuote di troppi letterati quasi ectoplasmatici.

Mentre nell'autore, semmai spiccano le ”relative” nanosincronie se non sintroprie di particelle e elettroni, dalla Fisica quantica e l'amore come un entaglement ( o il numero come “Spirito”) che colpisce come un atomo Cupido, in queste pagine, rivitalizzando la bellezza della materia vivente (erotismo incluso).

Contro certa Meccanizzazione dei battiti cardiaci o vibrazioni sinaptiche come apparenza ma anche pretesto di certo Moloch attuale orwelliano e inquinante l'America che fu di Colombo e Kennedy, ma anche l'attuale Neuropa...

Insomma una narrativa metapoliticamente, “psicothriller” e eroticamente scorretta.


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