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Essere mio padre - II







Una delle prime cose che fece Silvia, fu quella di cercare le foto di lei, piccola, con il padre.
Non gliene erano rimaste molte in verità. Doveva averle perse nell’ultimo trasloco, fatto tutto di fretta e nel caos totale. Avevano dovuto lasciare (fuggire - sarebbe meglio dire) quella casa il prima possibile. Quella parte della città in cui abitavano era ormai divenuto un luogo invivibile. Pareva più una città dell’Africa che italiana. La criminalità era cresciuta ed era pericoloso vivervi. Dove abitava ora, in collina, vicino Vinci, si era ancora fra italiani, ancora la vita parlava italiano.
Ne trovò una in particolare di lei al mare con il padre, che se l’era messa sulle spalle e posavano davanti alla macchina fotografica.
Era bello suo padre da giovane. Aveva i capelli lunghi come andavano di moda negli anni Settanta, ma quella foto era certamente degli anni Ottanta. In quella foto lei avrà avuto quattro o cinque anni. Forse sarà stato il 1986.
Lo toccò con le punte delle dita. Toccò la sua faccia e il suo corpo.
Babbo...gemé.
Di nuovo le lacrime le turbarono la vista e non poté più vedere la foto.
Si mise le mani nei capelli e continuò a ripetere quella parola: Babbo, babbino...
Poi si calmò. Si pulì gli occhi. Respirò. E sentì un profumo nell’aria. Da dove veniva?
Lei lo conosceva quel profumo. Lo aveva sentito da piccola. Aveva un nome quel profumo.
Pensò. Ce l’aveva sulla punta della lingua...Era quello che usava suo padre. Concluse. Sì, non si sbagliava. Era l’unico che suo padre usava.
Non si sbagliava.
Ma da dove veniva?

Erano passati almeno dieci anni da quando suo padre aveva lasciato l’Italia. Avevano parlato i primi mesi, forse.
Poi quando lui le mandò quel messaggio che le diceva che si era sposato due giorni prima, senza dirle nulla, dentro di lei era scattata un’avversione contro di lui, incontentenibile. Si era sentita tradita, raggirata, abbandonata. Aveva reagito come un animale impaurito.
Non voleva più parlare con lui. Non voleva nemmeno più sapere che esisteva.
Ma che le era successo? Perché era arrivata a quel punto?
A pensarci, ora, non riusciva a spiegarselo.

Guardò ancora la foto del padre. Aveva quel suo tipico sorriso malinconico. Gli occhi soprattutto non erano mai felici. Sempre velati di una malinconia profonda.
Era mai stato felice suo padre?
Ma chi era veramente quel padre che le sorrideva un modo melanconico dalla foto?
Che era uscito da questo mondo mondo semplicemente perché aveva deciso di uscire, senza nessuna malattia?
Aveva mai davvero conosciuto suo padre?
Quella domanda ultima fu l’inizio.





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