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Vivevamo in un paese dalla passionalità profonda e dalle strutture fragili

Moro e Pasolini



Poco prima della fine di Craxi Silvano ebbe un colloquio con un politico, uno di quelli che sarebbe sopravvissuto a tutte le Repubbliche. Uno di quelli che avrebbe spinto l’Italia a entrare nell’ inferno dell’Europa (come Craxi stesso l’aveva definita), salvo poi farne ammenda molti anni dopo e dichiarare che erano stati avvertiti da tanti economisti, anche americani, che l’Europa non avrebbe funzionato.

— L’aria sta cambiando. E’ chiaro che sta cambiando. Qualcuno ha annusato che l'aria sta cambiando e si stanno organizzando per determinare condizioni più favorevoli affinché questa aria da cambiare produca un vento che soffi in modo più spedito.
— A che si riferisce onorevole?
— Che Craxi con Sigonella ha toccato il punto più alto nella politica estera italiana. Gli americani gliel’hanno giurata. Non andrà molto lontano.
— Ma craxi lo sa?
— Beh, credo ne sia conscio.
— Forse si stanno cercando nuovi interlocutori in questo paese.
— È possibile. È possibile che i comunisti siano diventati più credibili di noi. Abbiamo puntato troppo su una politica filopalestinese.

Quella sera Silvano ritornò a casa pieno di presentimenti sul futuro del partito e paure sul suo.

- Forse dovrò cambiare lavoro.
- Perché? – gli chiese Sabatina.
- Ho intenzione di mettermi a fare l’assicuratore. Di aprire un’agenzia di assicurazioni.
- Ma come? Per anni non hai inteso ragioni. Partito, partito e partito. E ora vuoi cambiare.
- I tempi non sono più quelli di una volta, Sabatina.
- Che vuoi dire?
- Voglio dire, che il nostro mondo sta per finire. Se ne apre un altro che non sarà più il nostro. Forse sarà quello di Luigi e Fabrizio. Forse più di Luigi, Fabrizio è come te. È senza coraggio. Sono preoccupato per quel ragazzo. Che farà quando noi non ci saremo più?

Sabatina tacque. Non capiva dove voleva finire Silvano con quei discorsi. Capiva però che questa volta Silvano aveva ragione. Anche lei avvertiva quello. Sentiva che non era più quella che si sentiva una volta. Qualcosa era arrugginito, guasto, corrotto, marcio in quel mondo che li aveva finora accompagnati.
Luigi ad esempio, com’era cambiato! Da quando si era fidanzato. Da quando aveva conosciuto Maria. Da quando si era sposato soprattutto. Era divenuto chiuso, parlava poco e mai delle sue cose personali. Non era più il bambino chiacchierone che lei aveva partorito. Era un altro. E qualche volta la intimoriva, ma comunque era sempre il figlio maggiore con cui confidarsi e prendere le decisioni.
Fabrizio anche se aveva messo famiglia e sebbene avesse due figlie era sempre senza testa. Non aveva combinato molto nella sua vita. E poi aveva voluto sposare quella donna, che lo avrebbe solo fatto soffrire. Era un testone. Gliel’aveva detto quando aveva avuto Monica la prima figlia di non sposarla quella donna. “Riconosci quella bambina ma lei non la sposare. Non è la donna per te.”

Silvano cominciava ad avere segni di cedimento. Non era l’uomo di qualche anno prima. Certe volte taceva. Si sedeva in poltrona, pareva dormisse ma non dormiva. Di tanto in tanto scoteva (tentennava) la testa come sua madre Ida. Pareva più vecchio. Era ingrassato e sotto il mento era come se avesse due bazze a causa del grasso che gli si arrotolava.
E lei, Sabatina, non voleva ammetterlo, ma sapeva di essere divenuta intollerante. E avvertiva che non amava più quell’uomo che l’aveva cosí tanto fatta soffrire. Troppi tradimenti, troppe bugie.

— Sabatina! — si riscosse Silvano dal suo torpore.
— Che c’è?
— Sai che diceva Moro?
— No.
— Che vivevamo in un paese dalla passionalità profonda e dalle strutture fragili.
— Che vuoi dire?
— Che non mi pare più così. Mi pare che viviamo in un mondo liquido, dove le strutture non ci sono più ma solo onde che ti spostano ora di qui ora di là e non riusciamo ad uscire dal gorgo in cui quelle onde ci hanno precipitati.


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