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STORIA DI PELO, IL RAGAZZO CHE VINSE LA MILANO-SANREMO (II parte)



Quel giorno fece anche amicizia con Giovannino.
Giovannino, che tutti chiamavano Giovannin senza paura, perché era ardito e amava ficcarsi nelle imprese più temerarie fu l’ultimo ad arrivare.
Pelo era sul palco, in attesa d’essere premiato, quando vide arrivare Giovannin senza paura. Pelo lo guardò: “Come dev’èsse triste arrivare utimo, da solo, quando gli attri son bell’arrivai!”. E non si sentì più felice d’aver vinto.
Quando gli portarono i fiori per la premiazione Pelo disse: “I fiori un si mangiano. Portatemi piuttosto una bella pastasciutta a me e a qui’ ragazzo laggiù!” , indicando Giovannin senza paura, e gli corse incontro.
Da quel giorno diventarono grandi amici. Si allenavano insieme, insieme andavano all’osteria.
Il babbo di Pelo, che sotto la scorza dura era tutt’altro che cattivo, a veder quel su’figliolo vincere, non vi dico che provava. Non stava più nella pelle, e fu il primo e il più accanito tifoso di Pelo: “I’ mi’ figliolo è davvero forte. Lo dicevo io! Diventerà un gran corridore!”, andava dicendo a chiunque gli si parasse davanti.
Pelone non era molto alto, e poco più di lui lo era Pelo, il figliolo: 1,60 l’uno 1,55 l’altro. E qui viene il bello: a quel che si dice, un certo giorno Pelo prese uno di quei corbelloni da boscaiolo con le cinghie. Vi mise dentro il suo babbo, se lo caricò sulle spalle, e salì in bicicletta e via su e giù per quei saliscendi ad allenarsi.
Così faceva ogni volta che il babbo era libero. Quando invece il babbo non poteva nel corbello ci metteva dei mattoni. Oppure quando c’erano le fiere nei paesi vicini ci metteva le palle da bocce per noleggiarle alle dette fiere.
Pelo continuava a vincere una corsa dopo l’altra. Ormai Pelo era un vero corridore. Allora il babbo lo portò dal Gazzarrini a Volterra e gli comprò la sua prima bicicletta da corsa.
I suoi avversari facevano di tutto per fermarlo. Una volta un certo Pandolfo da Montaione, scommesse con Pelo che non ce l’ avrebbe fatta a mangiarsi una gallina lessa intera, e che tantomeno ce l’avrebbe fatta a partire. “Vuoi scommettere Pelo?”, gli disse Pandolfo. “Scommettiamo. Tanto vinco io!”, gli rispose Pelo. E fu di parola. Mangiò tutta la gallina, e vinse addirittura per distacco.
Un’altra volta ci fu uno, Carletto da Castelfiorentino, che durante la corsa gli fece bere la famosa acqua purgativa di Pillo. Ma anche qui nulla da fare. Pelo vinse, come sempre. “Vi vò in culo a tutti!”, gli rifilò a Carletto al traguardo
Lo picchiarono perfino. In una corsa di trecento chilometri, passando in località Asciano, all’inizio di una salitella – Pelo era da solo, in fuga, come spesso succedeva – lo aspettò una masnada di furfantelli che lo legnarono ben bene.
Già da un pezzo si mormorava che Pelo avesse un patto col diavolo.
Tutti cercavano di scoprire il segreto per cui lui andasse così forte. Qualunque cosa facesse prima, durante o dopo la corsa, subito tutti lo imitavano sperando di aver carpito il segreto della sua forma.
Si sapeva ad esempio che Pelo metteva nella borraccia un biberone d’acqua, vinsanto e tuorlo d’uovo sbattuto. Immediatamente molti, saputolo, lo imitarono. Risultato: tanti, s’era nel periodo del solleone, o per il gran caldo o per il vinsanto o per tutt’e due, si sentirono male e finirono all’ospedale.
Un giorno Pelo si presentò alla partenza di una corsa a tappe con un bel sigaro toscano in bocca; fumava che pareva un turco. Il giorno seguente così, alla firma prima della partenza, s’aveva la sensazione d’essere ai soffioni di Larderello. Metà del gruppo, o forse più della metà, fumava che parevano dannati. Andò a finire, al solito, che a mezzo della corsa più della metà dei corridori si ritirò, perché accusavano difficoltà respiratorie.
Ormai Pelo era un mito.
Ma una cosa in quei giorni lo preoccupava molto: il suo amico Giovannino.
“Giovannino sta’ attento ai fascisti”, gli diceva spesso Pelo. Ma quello duro, ostinato, sprezzante del pericolo continuava a parlar male del regime e a far propaganda comunista. Giovannino aveva più volte ricevuto avvertimenti. Un giorno gli avevano bucato tutt’e due le ruote della bicicletta; un’ altra volta, durante una corsa – Giovannino s’era staccato dal gruppo – una macchina gli s’era avvicinata e aveva cercato di farlo finire in una fossa.

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