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Da "Rugìle" - Molecole speciali




Vi è un piccolo gruppo di molecole speciali che con pieni poteri governano tutto l’organismo. Questo è il centro direzionale di tutte le cellule del corpo. Questo centro costituisce il fulcro della libertà di azione a quel centro sempre sottoposta

-       Ma tu sei avvocatessa! Un’avvocatessa che lavora per il M*** e che fa la puttana…mi sembra un film. Una donna con una doppia vita… – le avevo detto
- Non so…e se ti dicessi che è come una…vocazione? Che io non ho deciso niente….? Sento che devo farlo e basta
La osservavo. E lei non capiva a che stessi pensando.
Non sapevo che dire, poteva darsi che avesse ragione. Ma “vocazione” per quell’attività mi pareva una parola grossa.
A tutto c’è una base ma non trovavo una base per questa “vocazione”. Rugíle mi aveva parlato della relazione difficile fra lei e la madre. Mai una carezza. Mai un gesto d’affetto e d’amore da parte della madre.
Poteva essere quella la base?

In effetti Rugíle non sapeva parlare d’amore. Amava sì, ma in modo forte, primitivo e grossolano. Non aveva una cultura dell’amore. Non sapeva esprimere con parole appropriate l’interiorità. O per lo meno le esprimeva con la maniera di una cultura che ancora non avevo compreso a fondo, permeata da una realtà post-sovietica che non era terminata ma continuava nelle menti lituane, e forse io confondevo quella forma mentale con l’incapacità di esprimersi adeguatamente.
Ma in lei come in Medea (di Euripide) amare era soffrire.
Come Medea aveva offerto se stessa all’uomo di turno che aveva amato e ne era stata tradita, abbandonata, offesa.
Il suo risentimento verso l’amore si era per questo gonfiato, e aveva raggiunto apici da cui era difficile ritornare.
Il suo vocabolario sull’amore era finalmente rimasto basico, elementare: “Ti amo”, “Sono pazza di te”, “Mi manchi”. Ti amo tantissimo” “Non posso vivere senza te” …ma non sapeva fare elaborazioni complesse sull’amore. Non aveva narrativa. Il suo amore era fondato solo sulla passione forte, compulsiva, uterina. Violenta, al pari di quella di Medea. Come Medea, per amore, avrebbe potuto compiere i delitti più atroci.

Non aveva contenuti narrativi, substrati culturali che le permettessero di esprimere in modo meno archetipico e violento il concetto di amore.
Si esprimeva in modo semplice, per quanti[1]di frasi, per qualia[2] di emozioni, modalità che lasciavano discernere la forma non elaborata ma intensa del suo amore.
Pensavo che avrei dovuto insegnarle l’amore, il vocabolario dell’amore, la capacità di introspezione, di esame interno e la capacità di esternare le emozioni per non rimanere intrappolata in una chiusura che mai avrebbe prodotto una forma superiore di amore, che sua madre non le aveva insegnato.

Pensavo che in fondo se era finita a succhiare cazzi la causa non poteva che essere sua madre.

Mi aveva detto che sua madre era una donna conservativa, che pensava solo a quello che gli altri avrebbero potuto pensare e agiva secondo il senso della giustizia degli altri e non secondo il suo. Per cui mai aveva concesso autonomia di pensiero e di sentimento a Rugíle.
Era una trasgressione, una ribellione matricida, volere fare la puttana?
Se a una figlia mai dici una parola d’amore, mai porgi una carezza, quella figlia sarà sempre in balìa della forza cieca della vita e mai ammansita dalla narrazione dell'amore (l’amore tiene insieme gli universi; fu la più importante delle mie ultime scoperte)

- Ogni giorno mi accusa. Mi dice che dovevo proteggere il mio matrimonio. Per lei non è importante che, ora che ho divorziato, sia felice con te. Questo lei non vuole sentire. Tutta la vita mia madre ha detto solo che ho fatto male e mai una volta bene

Ma il giorno del suo compleanno, il 26 maggio, ci fu un miracolo.

Era a Firenze da me il giorno del compleanno, quando ricevette un sms da sua madre.
Un miracolo d’amore.

“Rugíle, la tua vita è un dono di Dio. Quello che tu hai deciso di fare con la tua vita è un dono di Dio. Vorrei che tu usassi bene questo regalo in questo giorno del tuo compleanno”

Per la prima volta nella sua vita la madre aveva usato parole che mai aveva usato. La vita di Rugíle era stata indissolubilmente legata a quella della madre. Aveva avuto bisogno dell’approvazione della madre per ogni sua decisione che immancabilmente era cozzata contro il perbenismo e conformismo della madre.
Ma questa volta almeno concedeva a Rugíle autonomia di arbitrio, di usare al meglio ciò che la vita le aveva concesso.
Rugíle poteva prendere nelle mani la sua vita e finalmente decidere cosa farne.
E questo mai finora era accaduto.

Ma quel compleanno, a Firenze, in quel maggio pieno di sole, in Italia, lontana per la prima volta nel suo giorno di nascita dalla casa e dalla sua terra aveva forse commosso anche il cuore della madre.
Rugíle era cambiata in quei giorni a Firenze con me. Era innamorata. Era divenuta dolce. Non era più la Rugíle che era arrivata.

- Amore senza te io non esisto, esi mano šviesa ir mano kryptis[3] – mi aveva mormorato abbracciandomi. Da ora in poi tutto quello che io farò sarà per te. Tu sei il mio obiettivo. Cambierò il mio lavoro per stare di più con te. Voglio solo te dalla vita. Non ho altro desiderio che te. Voglio essere la tua donna che può spesso baciarti, toccarti, scoparti, cucinare per te, mangiare insieme, camminare, andare al cinema insieme, dormire insieme e svegliarsi insieme…

Nel medesimo tempo che Rugíle iniziava ad elaborare una narrazione dell’amore apriva se stessa alla sua vera sessualità finora repressa. 

- Una volta ho letto di una donna che era stata violentata da cinque uomini. Mi sono eccitata e masturbata. Molte volte dopo quel giorno mi sono masturbata pensando a questo. Ogni volta mi chiedevo se fossi normale. “Sarò normale?” mi chiedevo. Non mi sembrava normale eccitarmi per una cosa simile. Mi sembrava assurdo. Eppure mi eccitavo e mi masturbavo…Mi piace quando mi inculi e mi sbatti la testa contro il muro…Mi piace che mi picchi mentre facciamo sesso…

Amava essere violentata, presa con forza, picchiata, sbattuta con la testa contro la parete…e veniva a ripetizione. Orgasmi multipli. In cinque notti che dormì con me venne circa settanta volte.
Mi disse che era la prima volta che aveva orgasmi multipli. Mi disse che aveva scoperto questa parte della sua sessualità con me e l’adorava.
La scopavo in culo forte e veloce come lei voleva e le sbattevo la testa contro la parete del letto.
Lei non diceva nulla. Mugolava di piacere e veniva. Un orgasmo dopo l’altro.

- Non riesco a fermarmi. Oddio fermami non riesco…muoio! Sto venendo. Non riesco a fermarmi! Fermami ti prego!!! Amore fermami!

Le diedi uno schiaffo forte. E poi un altro, e un altro ancora. La colpii infine con un pugno lasciandole un segno evidente sulla guancia. Continuò a contorcersi ancora per un po’. Sussultò. Ansimò. Poi emise un sospiro profondo e lungo. Infine si rilassò allungandosi nel letto e rilasciando la posizione fetale che aveva assunto quando, incapace di fermarsi, veniva.

Sunto:
Si indaga ancora il problema del libero arbitrio non più però a livello della meccanica quantistica ma a livello di meccanica classica (newtoniana): le cellule del corpo, la corporeità, la coscienza in sé, linguaggio.
La meccanica classica indaga l’aspetto che sta sulla superficie del mondo implicito (che è invece indagato dalla meccanica quantistica).
Si osserva dunque il libero arbitrio ad un livello più superficiale e meno deterministico.




[1] Stati determinati e minimi
[2] Stati mentali che esistono di per se stessi e in virtù di se stessi
[3] Sei la mia luce e la mia direzione


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Rugìle

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