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Parassiti (settima parte) - Il boato


Da qualche tempo quando rientrava a casa avvertiva un senso di inquietudine.
Paura?
Non ne era sicuro. Si sentiva inquieto però e per questo aveva preso a cambiare strada ogni volta che rientrava. Evitava di fare sempre lo stesso percorso e soprattutto si controllava le spalle.
Avrebbe potuto essere dovunque. Dietro un angolo, mentre camminava, mentre apriva la porta. E’ vero che aveva la pistola sempre con sé…ma prima di usarla avrebbe dovuto essere morto e poi usarla. Troppe restrizioni, troppe limitazioni. Anche un poliziotto, un carabiniere, doveva pensarci su bene prima di usare le armi. Qualche volta si chiedeva che paese fosse divenuto l’Italia. Un paese di sminchiati?
Ad ogni modo teneva sempre la mano vicino alla pistola. Forse meglio sotto processo che ammazzato.
Perché avesse quel timore non ne aveva idea. Non aveva ricevuto minacce, avvertimenti…nulla.
Forse era la solitudine che cominciava a pesare. Troppo tempo che era solo. Di quando in quando qualche puttana cinese per sfogarsi ed era tutto.
Forse quello stato di solitudine amplificava tutto. E immaginava cose che non c’era motivo di immaginare. Eppure dentro si sentiva spinto a esporsi. Spinto a cercare il rischio. A prendere decisioni pericolose.
Cambiare strada ogni sera, guardarsi le spalle, immaginare un agguato contribuivano a fargli sentire quello stato di perenne adrenalina che stava disperatamente cercando.
Quella sera lasciando la caserma di Borgo Ognissanti dove lavorava decise di cambiare strada e passare per via Maso Finiguerra, fino all’inizio di via dell’Albero e poi giù a destra per via del Palazzolo sino a via dei Fossi per raggiungere la libreria Todo Modo dove avrebbe fatto una sosta per comprare un libro.
Aveva così percorso una delle zone più islamiche di Firenze e in divisa, quasi a sfidare quegli uomini dalla carnagione scura.
Anche in Sicilia, a Palermo, dove era cresciuto c’erano molti di pelle scura, ma erano “siculi”, “picciotti” ora i tempi erano cambiati. Non c’era più e solo la mafia, c’erano anche gli islamici e i terroristi. Si trovava proiettato da zone mafiose a ambienti popolati di islamici. E potenziali terroristi.
Più difficili da capire. Altra lingua, altra razza. Lupi solitari, spesso. Indottrinati dal web. Senza radici. Imprevedibili.
Ma erano poi lupi solitari?
Ne dubitava qualche volta. Stesse tecniche. Stesse provenienze. Esplosivi preparati in modo sempre più professionali. Passaporti e carte di identità false. Soldi per viaggiare come turisti. Coperture delle polizie.
Ma chi aveva messo in giro la voce che i terroristi sarebbero arrivati con i barconi dalle coste libiche?

Quando lui era giovane vi era una cultura della vita. Si saltava da un ponte per tuffarsi in un fiume, si faceva a pugni, si lottava ma solo per dimostrare di essere vivi. Oggi c’è solo la cultura della morte. Ci si converte a forme di radicalismo per morire. Si ha vent’anni e si preferisce farsi saltare imbottiti di esplosivo.
Che cultura è? Non era la sua. Non la condivideva. Era una cultura in cui si trovava proiettato, la cultura del mondo globale.
Finalmente aveva percorso tutta via dei Fossi per arrivare a Todo Modo.
Vide la bandierina esposta fuori che sta a significare che la libreria è aperta.
Decise di entrare per cercare un libro del generale Mori sul terrorismo.
Voleva confrontare il suo pensiero con quello del generale, che per ò gli pareva un po’ annacquato.
Non vedeva i finanziamenti e le coperture occulte di cui godevano questi terroristi. O se li vedeva non ne parlava.

Fu quando entrò a Todo Modo che sentì il boato.

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