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Qualcuno sta alla porta e già bussa






Una volta era tutto meglio, nel senso che era meglio perché era diverso. Ma forse non era neppure meglio. Sembrava meglio. Forse.
Eppure non mi manca quel meglio. Era come vivere orizzontale. Oggi vivo verticale, al centro della croce dove l'alto e il basso si incrociano. Ma questo è per pochi. I più ancora ancora credono e non vedono, e vedono senza credere e non vogliono né vedere né credere. E non amano il centro della croce dove conosci la verità.

Ero nato tanti anni fa, che nemmeno ricordo, e mi sembra che ho fatto tante cose, che dovevano essere belle. Eppure non mi mancano.
E molte di quelle cose che allora si potevano fare e che non mi mancano e che mi ricordo che dovevano tuttavia sembrarmi belle, oggi sono proibite o non più esistono. Qualche volta neanche le puoi nominare.
Ricordo che giocavo all'aperto, correvo, correvo nei campi, mangiavo sano più sano che ora, ero un bel bambino e poi un bell'uomo. Ed ero pure narciso e vanesio. Eppure non mi manca.
Andavo in bicicletta e in motorino senza casco. Si sedeva in macchina senza cintura. Si moriva è vero ma non più di ora.
Ricordo se scendo nella profondità della posizione in croce in cui mi trovo ora, che ho anche conosciuto case dove ancora non c'era la luce elettrica, e le ombre delle lampade a olio erano grandi e facevano paura la notte ai bambini.
Se scendo ancora più in profondità ricordo quando si cagava e si pisciava in un buco di pietra dopo aver spostato un tappo di pietra, E non c'era lo sciacquone.
Ma devo scendere molto in profondità che quasi stento a credere di aver vissuto davvero quei giorni.

Ho vissuto poi gli anni del terrore, gli anni di piombo. Eppure si scendeva in strada, si andava al lavoro, a scuola. Non ci si chiudeva in casa. E soprattutto nessuno ti obbligava a chiuderti in casa perché pensava alla tua salute. La salute era tua. Non apparteneva ancora allo stato.
E le riunioni politiche erano dense di fumo di sigaretta. Uscivi che puzzavi di fumo ma eri libero, anche se respiravi il fumo degli altri e nemmeno ti lamentavi. La salute ancora era tua.

E poi ricordo che apparve una scatola, che fu posta la centro della casa come un tabernacolo. E da quella scatola nasceva un nuovo mondo, una nuova religione, un nuovo credo. Ma ancora era una scatola intelligente. Non erano ancora gli anni Ottanta, dove la stupidità assoluta prese a filtrare come vasi comunicanti dalla scatola ai cervelli, annullandoli, istupidendoli.

Ero giovane, mi piaceva il sesso, amavo il sesso. E arrivò la morte del sesso. La peste del sesso, L'HIV. L'AIDS. Che uccideva il mondo intero. Eppure io, di istinto, ho continuato come prima. Ho sempre rifiutato il sesso quello di plastica, il sesso pulito. Mi piaceva sporco, volgare, senza rispetto, fatto di liquidi, di sudore e sperma. E ho conosciuto molti altri come me. Eppure sono qua. E gli altri, quelli come me, sono qua. A raccontare cose del passato che ancora si potevano fare. E oggi non si possono neanche nominare.

Così era allora, era come il racconto dei miei genitori che mi raccontavano la guerra, ma era un racconto e non era la guerra. Appunto.
Che senso ha raccontare, quando gli altri hanno così poca voglia di ascoltare?
Ora vale un solo imperativo. Vivere secondo se stessi, secondo il proprio corpo, proteggere il proprio corpo fino a torturarlo e a farsi del male all'infinito ma in nome di un principio superiore. LA SALUTE.
La gente non ascolta, è chiusa, ha solo paura. PAURA DI MORIRE.

Non è un controsenso?

Pare di no. Pare che oggi così sia il mondo. E anche questo mondo mi è lontano, vive orizzontale, come io vivevo prima. E' il mondo degli orizzontali che è folle. E a loro lascio la loro follia. Muoiano nella loro follia. Crepino felici, in nome di un-non-morire. Cani, perché accettano tutto? Vermi, perché hanno paura di morire?
Rinunciano a tutto perché hanno paura di morire. Sono rattrappiti nel corpo, come conigli tremano e si rattrappiscono nel tremore di quel poco piacere che il loro corpo, che di un nulla si accontenta, di un minimo di vita anela, concede loro. Meglio una non vita da schiavo che una vita da libero che può condurti alla morte, pensano loro. Sì, perché loro, hanno così rimosso l'idea della morte, che è una cosa così distante da loro, e non li riguarda. E' sempre l'altro che muore, loro no, loro non muoiono. 
Sono cani e scodinzolano alle pedate che ricevono dal padrone, ma gli dà un guinzaglio che si allunga e si accorcia secondo la volontà e la convenienza di quel padrone che gli tira i calci in bocca. Eppure gioiscono e non si disperano.
Non Dio li protegge, Dio non ama i i tiepidi, ma lo Stato e la Big Pharma loro sì che li amano, loro sì che amano i tiepidi. Non Dio. Una siringa li ama. Non la Madonna.

Ma, a proposito, chi è Dio? Chi è la Madonna?
Non si sa. Nemmeno la chiesa ne parla più, ormai.
Dio è morto.

Aveva dunque ragione Nietzsche? Pare di sì.

E' il trionfo della morte, è il trionfo dell'idiozia, il trionfo della criminalità, dei corrotti, della follia impressa da chi vuole un mondo folle e corrotto a sua immagina e somiglianza.
Meglio non credere, che al di sopra di tutto, vi è un mondo, piccolo, così malvagio e avido che vuole tutto e lo vuole per sé. E fino ad ora si è sempre nascosto. Le tenebre lo hanno protetto.
Ma Nietzsche davvero aveva ragione
„Glaube« heißt Nicht-wissen-wollen, was wahr ist.“

Ma qualcuno già sta alla porta, e già bussa. E fra poco quella porta si aprirà.

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