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L' ex ministro Vitis esperisce per trapasso l'orrore di quello che lo aspetta nell'altro mondo

 




La notte da tempo si svegliava, sudato. La bocca amara. Puzzava?

Lui non sentiva nulla ma sua moglie sì. Non dormiva più la notte con lui. Il suo corpo la notte emanava un fetore bestiale, gli diceva. Di marcio. Qualcosa di corrotto fuoriusciva.

Si era scusata con lui. Ma non poteva, non poteva più giacere vicino a lui la notte. Puzzava. Mugulava. E bruciava come il fuoco.

Il giorno aveva un poco di abento, ma dentro, sotto la pelle qualcosa si muoveva, andava su e giù. Come brividi elettrici che gli davano punture dolorose.

Lui sapeva perché, perché stava patendo tutto questo. Ormai era chiaro.

La giustizia degli uomini non lo puniva. Era complice. Connivente. Ma vi era un'altra giustizia che non era di questo mondo. Ora lo sapeva. Ed era terribile. Ora lo sperimentava. Ed era solo il principio.

Aveva paura, Tanta. Era follia viva che viveva.

Il potente ministro che aveva fatto tremare il suo paese durante quei due anni in cui aveva promosso l'inferno, ora quell'inferno gli si rivolgeva contro e lo mostrava nella sua inettitudine. che nulla era e al nulla in eterno eletto.

Le colpe si pagano in proporzione, in misura ai danni commessi.

E venivano in tanti a trovarlo la notte.

Li vedeva entrare a frotte nella stanza e lo guardavano mentre lui giaceva nel letto

"Assassino!" gli urlavano con gridi sordi ma lancinanti, striduli acuti, ma sordi.

"Mi hai ucciso tu!" "Hai mentito al tuo paese. Puttana! Vigliacco! Traditore!..."

E quanti erano. E ogni notte aumentavano. La stanza pareva scoppiare. Lui tremava. Voleva urlare ma non poteva. Era prigioniero di quel male, che era lui, che da lui trasudava e si spandeva attorno e lo avvolgeva come fiamme d'inferno.

Era l'inferno. Era solo l'inizio dell'inferno che lo aspettava per l'eternità. Si spalancava e si preannunciava.

Erano tutti neri, avvolti da un bagliore di luce rossastra. Vedeva occhi di fuoco in mezzo al nero di cui erano fatti. Erano tanti, ogni notte di più...mai finivano..."Assassino! Assassino!"...quella parola lo seguiva dovunque andava, alla luce del sole anche, e si era fatta materia e ora i vivi si facevano accusatori simili ai morti. La vita, persino quella alla luce del sole ormai lo detestava. E quando usciva la parola "Assassino!" vibrava alta nell'aria. Dovunque andasse lo colpiva crudele come staffile di ferro e lasciava piaghe profonde nel suo essere.

L'inferno nasceva dalla notte e dalla notte trapelava alla luce e la luce si tramutava in ombra senza scampo.

Il suo inferno si era aperto ora e lo attendeva.

Come Giuda errava - in cerca di una via che non c'era. Avrebbe dovuto restituire anche lui i trenta denari e pentirsi come Giuda?

Era molto di piú di trenta denari che avrebbe dovuto restituire. E chi lo avrebbe mai perdonato?

Non si sarebbe impiccato ad un albero lui. Ormai la terra si era spalancata e l'inferno si era aperto e lo teneva ancora sù sospeso, come penzolasse da un ramo,  nel mondo, perché il mondo vedesse e mostrasse - a chi sapeva vedere - l'orrore di un mondo parallelo che il mondo di Vitis aveva in ogni modo negato e nascosto come potenza di inganno.


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