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La via della foresta Takai VIII e IX





Continuo a Postare sparsim le mie riflessioni sui Takai e il Waldgänger. Ovvero di uno spostamento che si verifica nella vita di quegli individui che si trovano a prendere coscienza della violenza del potere e scelgono la loro libertà, che non è mai una libertà in sé e per sé ma una libertà che va al di là della città degli uomini e si configura nella città di Dio o della coscienza laica illuminata da Dio.

E' una lingua spesso esopica, nel senso della Ezopinė kalba, che gli intelletuali lituani usavano in periodo di occupazione e censura sovietica per esprimere le loro idee e farle passare.
In parte l' ho approfondito anche QUI
In tutto saranno 14 takai, stazioni, come quelle della via crucis. Chi sceglia la libertà contro la dittatura intraprende una sua via crucis


[VIII] Aštuntas Takas

La sua vita si fa parallela, parallela a quella dei più. Ogni incontro con uno di loro gli rammenta la sua natura diversa.

A loro non si rivela e adopera una lingua esopica in cui parla per confondere loro le sue decisioni interiori, quelle che ha scoperto nella foresta.

E’ un popolo sterile i più su cui non conviene versare lacrime, per le loro scellerate decisioni. Per questo non cerca un dialogo vero con loro e nasconde le sue intenzioni.

Chi ha scelto la foresta si nutrisce di un'altra vita. Che cresce e si trasforma in lui.

  

Cibus sum grandium: cresce et manducabis me.

Nec tu me in te mutabis sicut cibum carnis tuae, sed tu mutaberis in me[1]

 

Il takas muta. Il takas, vivo. vive in chi lo sceglie. Cresce chi lo sceglie. Lo tiene in vita e lontano dalla menzogna e si situa nel centro della verità.

Chi vive nel takas conosce la sofferenza, l’inferno il limbo e il paradiso. Vive lontano dai modernisti seductoreserrantes et in errorem mittentes, che hanno finto un mondo di piacere eliminando astutamente la sofferenza dal mondo. Hanno fatto credere falsamente ad un infinito piacere di vivere una vita che deve essere vissuta solo nell'egoismo e nella ricerca di denaro potere e sesso.

 

[IX] Devintas Takas

Il Waldgänger non soffre, ha la pace nel cuore. Ha permesso un universo altro nel cuore (Dio, il cuore immacolato della Madonna, la coscienza illuminata da Dio). Ha sviluppato una “città” altra nel suo cuore diversa da quella che lo ha costretto a prendere il takas, la via della foresta.

Non sarà più abusata la sua parola, dal marcio che lo circonda. La sporcizia che lo ha premuto verso altra direzione, quella per cui molti anni prima aveva avvertito una swerve di cui non coglieva ancora la direzione non lo riguarda più.

La swerve che lo ha colto di sorpresa anni prima lo ha definitivamente allontanato dalla tirannide criminale e senza scrupoli, quia similes a similibus attrahuntur, che si è si è coortata con la massa pusillanime in preda al terrore eretico, pronta a sacrificare la libertà, i genitori, i figli, gli amici, TUTTO, pur di consegnarsi alle promesse illusorie del Leviatano che le (sper-)giura salva la vita.



[1] Nutrimento dei cresciuti io sono. Cresci dunque, e mi mangerai, né tu me in te muterai, come il cibo per la carne tua; ma tu ti muterai in me. (Sant’Agostino)


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