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Seduto su una panchina in una giornata di sole (Prima Parte?)




I can't endure the thought that a man of lofty mind and heart begins with the ideal of the Madonna and ends with the ideal of Sodom. What's still more awful is that a man with the ideal of Sodom in his soul does not renounce the ideal of the Madonna (Dostoevsky)


La luce della sola ragione non basta a spiegare pienamente la vita dell'uomo senza il ricorso ad una luce superiore.
Sant'Agostino ha elaborato la teologia della storia almeno per quel tanto che questa può dire sul mistero dell’uomo.
L'uomo è un grande mistero. Dostoevsky l'ha profondamente indagato.


Sedeva su una panchina di Vokiečių gatvė. Finalmente il sole.
Si beava di quel sole, finalmente.
E non era una vittoria quel sole. Grandi tenebre non ne aveva avute. Ma tristezza sì. Una tristezza infinita che l'inverno, senza termine quell'anno, aveva protratto a tempo indeterminato. Tikra žiema, lo aveva definito qualche lituano, quell'inverno: un vero inverno. Tanta neve, tanto freddo, vento e poi pioggia e grigio senza pausa.
E uno che veniva dal paese del sole mal sopportava un peso simile. Si intristiva, perdeva vigore. Senza sole non si ricaricava. Era scarico. Senza energia.

La storia dell'uomo è dominata da cinque grandi problemi che hanno tormentato da sempre il pensiero umano. Questi sono: quello delle origini, fondamentale e pur così difficile e complesso; quello del male, angoscioso e sommamente oscuro; quello della lotta tra il bene e il male, drammatico e aperto a tutti gli sbocchi dell’eroismo. Quello della vittoria del bene sul male o del male sul bene, dalla cui soluzione dipende la caduta nel satanismo o il fondamento sicuro della speranza della resurrezione; quello di Dio, che illumina della sua luce tutta la storia e ne dà la chiave interpretativa.

Nel paese del grigio, dove ora viveva, aveva imparato il corpo. Non tanto ad ascoltare il corpo che già faceva nel paese del sole ma a vivere secondo il corpo. Vivere nell'istinto del corpo.
Si chiese se per questo si fosse riavvicinato a Dio.
Solo qui, nel paese del grigio, aveva subito la metamorfosi di San Paolo, ritornando alla vera parola di Cristo. Non quella del falso Pontefice che viveva ora a Roma ma quella che il Grande Prelato aveva iniziato a diffondere nel sud dell'Italia ed ora principiava a propagarsi al centro e al nord e già in altri paesi del mondo.
Non è il corpo, di vera carne, che risorgerà in Cristo e con Cristo? si chiese.
Anche il più grande scrittore lituano, Ričardas Gavelis, aveva posto al centro della sua riflessione, il corpo, il sonno e la morte e l'irrazionale surrealismo di essere un corpo vivente. 
Certo non erano forse riflessioni comuni per chi di solito siede su una panchina a bearsi di pochi raggi di sole, sfuggiti alla dittatura del grigio.
Ma per questo apprezzava di più il piacere di quella pozza di sole in cui si era immerso interrompendo il lavoro.

Nec luxuria vitium est pulchrorum suaviumque corporum, sed animae perversae amantis corporeas voluptates neglecta temperantia.

Il male dunque non è nel corpo, pensò pensando a Sant'Agostino ma nell'occhio di chi considera il corpo. Nella mente di chi considera il corpo.
Nel corpo, giunse alla conclusione, si rivela la storia che Dio vuole e ha in mente. Nel corpo si subisce la storia, quella che creano i governi e i poteri che stanno dietro i governi. Nel corpo è il crocevia delle due storie, delle due città come voleva Sant'Agostino.
Non aveva forse la Madonna a Fatima parlato attraverso i corpi  di tre pastorelli? Non parlava e non parla attraverso i corpi dei santi?
Concluse che sì, il corpo è il centro della vita e dell'esistere dell'uomo.

Strane riflessioni per un uomo seduto su una panchina in un raro giorno di sole lontano dalla sua terra, per di più perso in una geografia che non era la sua.

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