Skip to main content

Neil Sedaka




La notte e’ fatta
per amare
ma per chi e’
solo come me la notte e’ fatta
per soffrire
e ricordare
...
la piu’ bella
cosa al mondo
credevo fosse
amare solo te
un giorno fui felice
adesso piango
per te


Anche Sabatina canticchiava quella canzone di Neil Sedaka, che era il tormentone di quell’anno. La davano sempre alla radio. Quella canzone rispecchiava il suo stato d’animo attuale, di persona ferita.
Neil Sedaka in quegli anni era diventato improvvisamente uno dei cantanti più gettonati della scena musicale internazionale.
Ora stava riscuotendo un grande successo anche in Italia.
“Oh Carol” nel 1959 era rimasta in testa alle classifiche per undici settimane. Poi “Esagerata”, "Un Giorno Inutile”, “Tu Non lo Sai”, “Il Re dei Pagliacci” furono tutti successi italiani. Le ragazze impazzivano per Neil. Sabatina non aveva mai vagheggiato per altri uomini, ma il successo di Neil coinvolse anche lei.
La passione per la musica non era mai stato il suo lato forte. Lei era rimasta a cantanti quali Giorgio Consolini, Gino Latilla, Achille Togliani, Carla Boni…che aveva conosciuto grazie al Festival di San Remo di cui era divenuta una assidua spettatrice. Non ne perdeva un’ edizione.
Ma ora toccata e ferita nell’orgoglio aveva bisogno di evadere e il sorriso di Neil, la sua faccia da bravo ragazzo, pulito, sorridente, che cantava ritmi allegri le dava la possibilità di sognare, quella possibilità di cui aveva bisogno per uscire dal buco nero in cui era precipitata.
“La notte è fatta per amare”, forse il più grande successo italiano per Neil Sedaka, la faceva sentire una donna nuova. Una Sabatina moderna. Canticchiare quella canzone era riprendersi una rivincita su Lidia. Quella troia! Che si professava amica da una parte e dall’altra andava a letto con Silvano. Quel maiale!

E questa volta Sabatina era espolsa. I “Tori” si sa, hanno grande capacità di sopportazione ma quando esplodono, esplodono.
Aveva preso una seggiola e gliel’aveva tirata in testa a Silvano, quando era rincasato a mezzanotte.

- Porco, maiale! Vigliacco! Vergognati!
- Ma sei impazzita?
- No. Tu sei un maiale ecco che sei! Dicevi di andare a lavorare a Firenze e poi andavi in macchina a giro con Lidia. Ora dove seistato? Bighellone? Con quella troia di Lidia!
- Io con Lidia? Ma che hai perso il capo?
- Sì, porco! Non puoi negare vi ho visti io a Montelupo, passare in macchina insieme.

Dopo l’avvertimento di Rosina, Sabatina aveva preso a rimuginare. Rosina non diceva mai una cosa a vanvera. Se faceva o diceva una cosa un motivo c’era. Era una donna pratica. Onesta. Se aveva una cosa da dirti te la diceva in faccia. E per quello aveva perso molte amicizie.
Rosina, aveva voluta avvertirla.
Ma poteva anche essersi sbagliata, come le aveva detto. Perché no? Era possibile. Tuttavia questa spiegazione non la convinceva.
E comunque non avendo prove, rimase sospesa nel giudizio.
Sennonché Silvano cominciò con il suo comportamento a dare ancor più adito al sospetto.
Prese infatti a dire che la sera avrebbe fatto tardi perché aveva delle riunioni del partito a Firenze, quando una delle giustificazioni iniziali del suo trasferirsi a Firenze fu proprio il fatto che avrebbe svolto maggiormente lavoro di ufficio e meno quello di dirigente politico, per cui sarebbe diminuito il numero di riunioni a cui avrebbe dovuto presenziare in ore serali.
Ma ora quelle riunioni divenivano un po’ troppe. Non poteva più crederci. Non poteva più fare finta di nulla. Era troppo.
Un giorno che era andata nel negozio della “Siria” per prendere dei piatti da pagare su su (a rate, si direbbe oggi), la Siria, la proprietaria appunto, dalla quale il negozio prendeva il nome, le disse.

- Sposina, io le devo parlare. Lei è una signora tanto a modino, tanto onesta...che lo vedo, lei compra qualcosa, e ogni mese è sempre la prima a pagare. Non salta mai un mese...sapesse quanti bisogna rincorrere per farsi pagare, non solo operai, poveracci, ma anche signori qui di Montelupo...una vergogna mi creda...io non posso più tollerare che la gente parli alle spalle di lei...non va bene. Lei è troppo per bene.Tutti lo sanno e lei non lo sa. Io sono più anziana di lei, potrei quasi essere la su mamma...mi ascolti.

Comments

Popular posts from this blog

Poetry dwells near the divine light's breath

  The comparison between poetry and divine light that we have proposed HERE finds its perfect explanation in Saint Paul, Epistle to the Romans 1:19: τ ὸ γνωστὸν τοῦ θεοῦ φανερόν ἐστιν ἐν αὐτοῖς, ὁ θεὸς γὰρ αὐτοῖς ἐφανέρωσεν — “that which may be known of God has been made manifest in them (in men), for God has manifested it unto them”. Poetry unveils within the human being the need to be human, that is, the need for Beauty, the need to feel Beauty within oneself and alongside oneself; and this feeling is sustained by divine light. Since we are influenced by the Augustinian idea of saeculum , we hold that poetry belongs to the saeculum and therefore comes to a halt upon the threshold of divine light [I] without crossing it, though perceiving the light that lies beyond that threshold. We are led to that threshold by the human feeling of Beauty that dwells within us and guides us to that point: to that door which cannot be crossed in our human condition. And yet, the mere act of stan...

Similarities between Lithuanian, Sanskrit and Ancient Greek: the sigmatic future

by Fabrizio Ulivieri Lithuanian is the most archaic among all the Indo-European languages spoken today, and as a result it is very useful, indeed, indispensable in the study of Indo-European linguistics. The most important fact is that Lithuanian is not only very archaic, but still very much alive, i. e., it is spoken by about three and a half million people. It has a rich tradition in folklore, in literature, and it is used very successfully in all walks of modern life, including the most advanced scientific research. Forced by our interest for this piece of living archaism, we go deeper in our linguistic survey. One of the most noticeable similarities is the future (- sigmatic future -). Lithuanian has preserved a future tense from prehistoric times: it has one single form, e.g. kalbė-siu 'I will speak', etc. kalbė-si kalbė-s kalbė-sime kalbė-site kalbė-s This form kalbėsiu is made from the stem kalbė-(ti) 'to speak', plus the ancient stem-end...

L'ombra del dharma

  Può qualcuno nascondere la verità per tutta la sua vita  e ingannare sé e tutti gli altri?  Vi sono demoni nell'uomo, che vengono di lontano  - per linee di sangue e generazioni che,  se li ascolti, si fanno tuo dharma Se cerco di spiegare quello che eri Devo l' oltre e il prima guardare Dove cause ignote e foschi criteri Erano il karma del tuo andare. Di lí andavi larvato di nulla E mai il volto sincero mostravi. Di silenzio vivevi in una bolla Eppure libero a me sembravi. In pubblico e privato ti scindevi E disprezzavi me a te non pari Ma santo mi apparivi e tu sapevi. Del tuo dharma che adesso appari Eri schiavo - di quel lontano demone Tara remota e senza memoria Che nel sangue ti seguiva epigone E segnava immemore tua la storia.