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La carne che non muore (IV)




L’ interno della villa era sontuoso. Quadri e arazzi dovunque appesi. Per terra tappeti persiani dai colori accesi.. Ai lati delle corridoi numerose statue accompagnavano il visitatore.
I mobili avevano uno stile rinascimentale.
Antonio fu adagiato su un ampio divano dell’ ingresso. Gli fu portato un cordiale fu aiutato a berlo.
Tosto Antonio parve riprendersi.
Eleonora a vedere Antonio, suo marito, stare meglio gli gettò le braccia al collo, dimenticando le albagie mostrate poco prima in carrozza. 

- Amore, stai meglio?

Antonio pareva lentamente riprendersi da quello stordimento repentino. L’ effetto del cordiale fu evidente. Tutti gli astanti parvero tirare un sospiro di sollievo.
Si portò una mano alla fronte. Si toccò la fronte. Si passò la mano sul volto.

- Eleonora – mormorò.
- Antonio.
- Che mi è successo?
- Hai collassato, amore.
- Ma perché?

Eleonora si guardò intorno per trovare un suggerimento. Tutti la invitarono a non rispondere con cenni del capo.

- Non so amore, forse un capogiro...
- Ma dove siamo?
- A Livorno, amore. In casa di amici. 

In quel momento entrò il contadino, quello che aveva fatto capolino dalla porticella laterale.

- Mi ricordo, mi ricordo ora...Ines, Ines la mia Ines... – e con le mani si coprì il volto in segno di disperazione.

Vi fu un lungo silenzio. Tutti fissavano Antonio, il quale ad un certo momento come se si fosse ricordato di essere un militare abituato a ben altre situazioni, si riscosse. Si alzò di scatto, come volesse mettersi sull’attenti.

- Voi! – disse in modo imperioso puntando l’indice verso il contadino, quasi fosse il responsabile della morte della sorella- Voi! Mi racconterete tutto. Mi direte per figlio e per segno quello che le è successo...parlate dunque!

Il contadino, come riconoscendo l’autorità che lo fronteggiava, la stessa che aveva fronteggiato tanti contadini e briganti nel sud dell’Italia, tenendo umilmente il cappello di cencio in mano a testa china come stesse per essere giustiziato.

- Non so molto in verità, Eccellenza, perché raramente, lavorando io nel giardino, non avevo molta opportunità di incontrare la signora Ines. Ma mia moglie che l’ha assistita fino all’ultimo respiro esalato potrà ragguagliarvi meglio, Eccellenza. 

- Che si aspetta, dunque! Mi si conduca qui subito questa donna!

Di lì a poco, una delle serve entrò accompagnata da una povera donna scarmigliata.

- Parlate!
- Eccellenza, l’ ho assistita io – disse confusa, timida e tutta rossa in volta.
- Basta, non siate timida, parlate...vi prego – soggiunse addolcendo un poco il tono.


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