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Amore šaltibarščiai e pomodori rossi: biografia di un amore dall'interno - (I puntata)


Da oggi RI-Inizio a pubblicare a brevi puntate il mio romanzo finora inedito, Amore šaltibarščiai e pomodori rossi, CHE AVEVO SOSPESO DI PUBBLICARE PER MOTIVI IMMINENTEMENTE EDITORIALI.

 I motivi per cui resti ancora inedito sono misteriosi come misterioso e incomprensibile è il mondo dell'editoria più vicina per la sua struttura al mondo dei derivati e swaps bancari e delle bolle immobiliari che a quello della letteratura.
Voglio comunque che i miei "venticinque lettori" di manzoniana memoria non siano privati di questo romanzo corto ma profondo e leggero allo stesso tempo. Delicato è profondo come l'animo di Austėja l'eroina del romanzo.
La foto che ci accompagnerà in questo viaggio è di Antanas Sutksus, il più grande fotografo lituano. In questa foto la modella, Marija Stankutė, ci mostra una bellezza lituana, profonda e penetrante, come quella di Austėja. Foto di recente produzione per la collezione primavera/esteate di Aleksandras Pogrebnojus.
Buona lettura.


Un livre est le produit d'un autre moi que celui
que nous manifestons dans nos habitudes, dans la société, dans nos vices
(Proust)





La Menzogna

E’ quasi uno stato naturale che l’amore provochi un cambiamento di vita, e nessuno lo questiona.
Ciò che è meno naturale invece è che una città o una terra possano cambiarti la vita. Mi riferisco a una città e a una terra che neppure ami troppo, o troppo ne sei invaghito. Vi finisci spinto dagli eventi della vita e scopri un altro universo distinto da quello dove avevi finora vissuto.
Certo nel contesto della città va collocato un amore, senza un amore che si fosse preventivamente situato all’interno della città non avrei provato l’attrazione che mi ha fatto muovere a Vilnius.
Non sarei stato pronto a cercare di capire questa città, a volerne conoscere la cultura, il suo passato e la sua lingua.

- Non sarei mai venuto a Vilnius se non avessi conosciuto te – le dissi

Il mio amore mi guardò. Ed era sicura che fosse vero.
Lei non amava la sua terra. Diceva che in Lituania si viveva male. Si guadagnava poco. Nessuno sorrideva. Lo Stato non aiutava la gente. La popolazione era diminuita e scesa sotto i tre milioni.
Tutti emigravano.
Anche lei voleva emigrare.
Perché? Mi chiesi.
Perché non amava la sua terra?

In quei giorni mi era capitato di leggere La congiura lituana, di Galina Sapozhnikova, una giornalista russa.
Avevo fatto quella lettura nei giorni che stavo ricercando materiale per scrivere un libro sull’unificazione d’Italia e venivo da un periodo di letture sulla meccanica quantistica.

In virtù di questo percorso parallelo mi ero reso conto che per gli Stati dovesse esserci come una funzione d’onda all’interno della quale erano contenute tutte le possibilità di fondazione, in cui il fine seguiva un infinito numero di direzioni per muoversi da un punto A verso un punto B senza necessariamente seguire una linea retta, con accelerazioni e frenate improvvise.
Nella presa di atto di questa funzione d’onda vi era una costante che pareva ripetersi, ed era la menzogna. Una menzogna poteva essere sola o essere accompagnata da altre menzogne.
La menzogna era probabilisticamente dovunque ed in nessun luogo identificabile.
Il libro della Sapozhnikova indagava la posizione della menzogna nella fondazione dello stato lituano.
Riprendeva una tesi che subito affiorò nel 1991 alla torre di Vilnius, dove furono uccise 14 persone.
Si disse, come fosse naturale (ma non lo era), che a sparare e a uccidere fossero stati i soldati sovietici del gruppo Alpha.
In realtà alle spalle stava una macchinazione, una preparazione, un’organizzazione di quella giornata che partiva da Mosca per finire a Vilnius.
A sparare sulla folla, secondo la Sapozhnikova, non furono quelli del gruppo Alpha ma dei (para)militari lituani che spararono su lituani.

Saviškiai šaudė ᶖ savus” (I nostri spararono sui nostri) come avrebbe sostenuto Algirdas Paleckis molto più tardi.
Eppure tutta la macchina organizzativa guidata in primis da Vytautas Landsbergis (sempre secondo la Sapozhnikova) riuscì a dare una versione dei fatti, già preparata a tavolino, per cui si fu abili ad occultare, da allora, quella che sembrava essere la verità proposta.
Senza voler scendere nel merito della questione (verità/non verità) mi intrigava la tesi della Sapozhnikova dal momento che mi trovavo a cospetto con la menzogna.

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Rugìle



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