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I mali dell'Italia sono già all'origine del processo di Unificazione: Romano Liborio



Da oggi iniziamo una carrellata di personaggi e fatti per capire come i mali di questo paese siano già tutti codificati fin dall'origine stessa dell'Italia, nella sua Unificazione.  Da allora quasi nulla o pochissimo è cambiato.
Cominciamo con Romano
Liborio.

Immaginiamo un universo in cui per capire l'origine di un fenomeno sia necessario comprendere anche tutto il resto, in cui per comprendere perché un pianeta orbita intorno a una stella si dovessero sviscerare prima le leggi fondamentali del cosmo e determinare come esse agiscono sui costituenti elementari della materia ma un universo in cui tuttavia si possano svelare questi meccanismi un passo alla volta, svelare un meccanismo dopo l'altro a ritroso prima di svelare la singolarità, il momento iniziale che ha determinato tutto il resto (Big bang).
Così Newton, che non sapeva nulla degli atomi, ha potuto avere le sue fondamentali intuizioni sulla natura del moto e della gravità. Einstein non ha dovuto capire come fosse nato lo spaziotempo per poter stabilire il suo ruolo nella trasmissione della forza gravitazionale.

Il mondo degli uomini, delle loro idee e comportamenti sociali, in fondo non differisce di molto.
Sempre mi sono chiesto da che derivi il voltagabbanismo, la doppiezza e ambiguità politica italiana. Il famoso trasformismo.
Ebbene senza arrivare al Big Bang, e limitandosi a stabilire una legge classica valida come punto regolatore di questo comportamento italiano la chiameremo legge Liborio.
Romano Liborio, chi era costui?
Colui che ha codificato il trasformismo, lo ha reso prassi e legge fisica fondamentale della politica italiana.
Incomincia la sua carriera in una setta carbonara e la prosegue da ministro di Polizia del re Borbone mentre si mantiene in contatto con Cavour, tradisce Cavour e si schiera con Garibaldi. Garibaldi lo farà ministro Cavour lo escluderà da ogni carica.
Un uomo di forte personalità e intelligenza che vive costantemente in superposition, in più stati contemporaneamente. A causa forse della sua estrema intelligenza tattica egli sa anticipare di uno stato lo stato che già occupa per cui chi vi si relaziona non ne coglie mai la posizione in atto . Ma alla fine questa sua continua superposition lo farà collassare e sarà emarginato dalla vita politica.
L'accusa più grave che gli si muove è quella di aver costituito una speciale forza dell'ordine composta di camorristi. Di essersi connesso con la camorra e di averne favorito lo stato, da illegale a legale. Di aver costruito la prima ufficiale collusione fra stato e mafia facendo entrare nella forza di ordine pubblico Salvatore De Crescenzo (Tore 'e Criscienzo) capo camorrista e di conseguenza la camorra napoletana.
Era già successo in passato, ma mai in maniera così palese e ufficiale. 
Le carceri in quel periodo (dopo i moti del 1848) forgiarono un primo entanglement, una prima connessione, fra camorristi e uomini politici liberali che si opponevano ai Borboni. Molti avvocati, professori, nobili, in contrasto con la dinastia dei Borboni erano finiti in carcere e si erano incontrati con i camorristi ottenendone il rispetto.
Quindi l'idea di Liborio aveva già una lunghezza d'onda che si estendeva a tutto l'ambiente liberale e godeva di un processo entropico decrescente, dal caos fra l'opposizione camorra-stato si tendeva ad un ordine di coesione  fra camorra e stato.
Vi è anche una data che fissa quella legge fisica: 3 luglio 1860.

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